Casco? Senatore ritiri l’emendamento, per la mobilità ciclistica serve ben altro.

Casco? Senatore ritiri l’emendamento, per la mobilità ciclistica serve ben altro.

Riprende l’esame della riforma del Codice della Strada e salta fuori l’emendamento del Sen. Esposito che ripropone il casco obbligatorio per i ciclisti. Giulietta Pagliaccio, presidente Fiab, scrive una lettera aperta. La posizione di FIAB, da sempre favorevole all’uso del casco ma contraria all’obbligatorietà.

Riprende in Senato l’esame della riforma del Codice della Strada, molto attesa da FIAB.

Purtroppo questa volta non è un pesce d’aprile, salta fuori l’emendamento del Sen. Stefano Esposito (PD) che ripropone, ancora una volta, l’inutile ed insana idea del casco obbligatorio per i ciclisti. La nostra Federazione, seppur favorevole all’uso del casco, è nettamente contraria ad ogni obbligatorietà. Posizione condivisa da sempre con l’ECF, la Federazione Europea dei Ciclisti di cui FIAB fa parte.

Prima di darvi qualche informazione sull’iter della Riforma, sull’emendamento ed un approfondimento sulla posizione di FIAB contro il casco obbligatorio (seppur favorevoli all’uso), pubblichiamo la lettera aperta che oggi Giulietta Pagliaccio, presidente nazionale della Fiab, ha scritto al senatore Esposito (che, ricordiamo, è stato anche assessore alla mobilità del Comune di Roma, ed ha bloccato le diverse “bike lanes” che stavano per essere realizzate).

Caro Senatore Esposito,

 

utilizzo la bicicletta quotidianamente da moltissimi anni, in situazioni molto diverse dalla grande metropoli, come Roma, alla piccola città, come casa mia; faccio vacanze in bicicletta, in Italia e all’estero, e indosso il casco (ma mi auto denuncio e dico che talvolta lo dimentico). Insomma, credo di esser titolata per parlare dei problemi dei ciclisti.

 

Non sono un architetto, né geometra, né ingegnere ma, anche senza averne titolo e competenze specifiche, se mi dicessero che cominciano a costruire una casa dal tetto come minimo mi farei qualche domanda sulla sanità mentale della persona che me lo proponesse.

 

Non so quanto lei sia “uso” all’utilizzo della bicicletta, ma credo che anche lei può comprendere che parlare di obbligo di casco nella situazione attuale di ciclabilità italiana è come voler costruire una casa dal tetto.

 

Non le cito tutti gli studi che dicono che statisticamente l’obbligatorietà del casco è controproducente per lo sviluppo della mobilità ciclistica perché lei sicuramente ne sa, la invito invece sommessamente a valutare se non sia il caso di cominciare a costruire la mobilità ciclistica dalle fondamenta, a partire dalla redistribuzione dello spazio pubblico in favore di cittadini che desiderano utilizzare un mezzo diverso dall’auto, dall’abbassamento della velocità delle auto in città, dalla realizzazione di infrastrutture per la ciclabilità adatte alle diverse situazioni (non utilizzo volutamente la parola “pista ciclabile” perché non in tutte le situazioni è la soluzione più idonea).

Questi interventi sono le fondamenta della “casa della ciclabilità” e quando abbiamo costruito la casa cominciamo anche a pensare ai dettagli, come può essere l’obbligo del casco, se proprio lo riteniamo opportuno dati alla mano.

 

So già cosa mi dirà: “…ma prima di tutto c’è la sicurezza!”.

Ecco, ci faccia un favore, insieme a tutti quelli che pensano che i ciclisti sono dei pazzi furiosi che hanno fatto del pericolo il loro mestiere di vita: non abbiamo bisogno di un obbligo di legge per capire che alcuni comportamenti possono essere letali per noi stessi e sappiamo come comportarci per salvarci la pelle.

Lo dico perché siamo anche un po’ stufi di chi ci fa passare per dei poveri minus habens a cui dobbiamo insegnare anche come ci soffia il naso e cosa ci si mette in testa (in tutti i sensi).

 

Caro Senatore, ritiri l’emendamento e si faccia un giro in bicicletta con noi: scoprirà un mondo molto migliore di ciò che si immagina.

 

Giulietta Pagliaccio – Presidente FIAB onlus

Qualche informazione in più

Il 26 aprile scorso è ripreso in 8° Commissione al Senato l’esame della riforma del Codice della Strada. Una riforma attesa, che finalmente contiene qualche provvedimento, di stampo nord-europeo, per favorire l’uso della bici, la sicurezza e la tutela dell’utenza fragile della strada (zone 30, senso unico eccetto bici, ecc.)

Per questioni tecniche-finanziarie, però, la riforma si è impantanata in interlocuzioni tra Senato e Ministeri. Tanto da indurre FIAB ad un recente appello al presidente del Senato.

I problemi non sono stati risolti, tuttavia, poiché le risposte del Governo tardano ad arrivare, la Commissione ha deciso di iniziare comunque l’illustrazione degli emendamenti.

Ecco così che, a sorpresa, saltano fuori tre emendamenti (nota 1) che riguardano le biciclette, due dei quali di non scarso rilievo, in particolare quello del sen. Esposito che vorrebbe introdurre l’obbligo del casco per i ciclisti:

2.1006 – STEFANO ESPOSITO.

Al comma 1, lettera d), al numero 5, sono aggiungere, in fine, le seguenti parole: «e con l’introduzione dell’obbligo per i conducenti di biciclette di indossare un casco protettivo conforme ai tipi appositamente omologati».

Conseguentemente, all’articolo 3, dopo il comma 3, aggiungere in fine il seguente: «3-bis. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, è comunque fatto obbligo ai conducenti di biciclette di indossare un casco protettivo conforme ai tipi appositamente omologati.».

Questo, bisogna sottolineare, è un provvedimento NON VIGENTE in tutti i Paesi europei dove la bicicletta è più diffusa (ed incentivata!). In quanto inefficace ai fini della sicurezza stradale e, come dimostrano alcune esperienze, addirittura un deterrente rispetto all’obiettivo di sviluppare la mobilità ciclistica. Anche perché la sicurezza dei ciclisti è garantita molto di più dal cosidetto safety in numbers. Le statistiche dimostrano che, più ciclisti circolano, più diminuiscono gli incidenti.

Per chi è interessato ad approfondire le ragioni di FIAB ed ECF può vedere la sezione del sito dedicata SI AL CASCO MA NON OBBLIGATORIO, dove trova anche la posizione ufficiale di FIAB.

(nota 1) Gli altri due emendamenti:

2.1007 – CIAMPOLILLO. Al comma 1, lettera d), dopo il numero 8), inserire il seguente: «8-bis) misure volte a prevedere l’esclusione di qualsiasi sanzione a carico dei possessori di biciclette a pedalata assistita di cui all’articolo 50 del codice della strada, in presenza di dispositivi che consentono la marcia anche quando il ciclista smette di pedalare;».

2.1009 – ARACRI, PICCOLI, CERONI, MARIN, AMIDEI, BERTACCO. Al comma 1, lettera e), al numero 2), apportare le seguenti modificazioni: a) sostituire le parole: «della carreggiata» con le seguenti: «delle carreggiate urbane»; b) dopo le parole: «di pericolo per» aggiungere la parola: «biciclette».

Un esempio concreto.

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