La prima a pagarlo in Italia è stata Massarosa, in provincia di Lucca, nel 2015. Dopo oltre dieci anni sono molte altre le città che hanno deciso di incentivare la mobilità ciclistica riconoscendo il cosiddetto rimborso chilometrico alle persone che vanno al lavoro in bici. Ha fatto notizia nei giorni scorsi la scelta del Comune di Roma di lanciare “Roma Corre in Bici” col quale la Capitale vuole rivolgersi ai dipendenti delle aziende e degli enti aderenti alla rete del Mobility Management di Roma Capitale e agli studenti maggiorenni di istituti scolastici e università con Mobility Manager nominato e accreditato alla rete.
Roma: dai MunicipiCiclabili al bike to work
Negli ultimi giorni abbiamo visto come la politica abbia litigato rispetto alla sospensione del bollo auto, proposta dal governo. FIAB ritiene che misure di questo tipo non soltanto siano poco incisive, ma dirottino le risorse ben lontano dal favorire un vero cambio di paradigma nella mobilità quotidiana. Ne stiamo parlando durante la SEM, in corso fino a domani, e che ci ha permesso di vedere quanto altre città siano possibili.

Tornando al rimborso chilometrico per il bike to work a Roma, è incoraggiante pensare che la Capitale, metropoli spesso descritta come ingabbiata in un perenne status quo automobilistico, stia mettendo in campo una visione per cambiare le cose. Sono diverse le politiche sul tavolo: la proposta della Bicipolitana, il cantiere della città 30, la valutazione FIAB sui MunicipiCiclabili appena consegnata. E ora questo incentivo ai pendolari in sella.

FIAB, che da sempre dialoga con le istituzioni a ogni livello, suggerisce di puntare su queste misure lungimiranti invece di proseguire in politiche che, alla fine, mettono sempre al centro l’auto e tengono da parte tutte le alternative. Alternative che, è bene ribadirlo, sono rappresentate dalla bicicletta, dai mezzi pubblici, dalla possibilità di spostarsi in sicurezza a piedi nelle nostre città.

Gli altri esempi di rimborsi chilometrici per chi pedala
Gli incentivi al bike to work si sono diffusi nell’ultimo decennio anche in Italia. L’Emilia-Romagna, terra da sempre vicina al mondo bici, ha predisposto a livello regionale rimborsi chilometrici per i comuni con oltre 30mila abitanti. A livello nazionale tra i comuni che nel tempo hanno deciso di intraprendere questa strada il Post cita Cuneo, Bergamo, Padova, Caserta e Bari.
La cifra che lavoratori e lavoratrici ottengono da questa buona abitudine quotidiana può arrivare a circa 50 euro, somma che non può certo essere definita polemicamente come “mancia elettorale”, dal momento che queste persone riducono considerevolmente il numero di auto in città, contribuendo a migliorare la sicurezza stradale e la qualità dell’aria.

A fare la differenza nel favorire il bike to work non ci sono soltanto i Comuni. Anche le imprese stanno facendo la propria parte. Le best practice che ci piace divulgare riguardano, per esempio, le Aziende Bike Friendly certificate da FIAB: le loro storie sono di grande ispirazione perché raccontano di un mondo imprenditoriale attento alla comunità e al welfare.
Le aziende di questo tipo sono caratterizzate da un numero di servizi bike friendly che le distingue rispetto ad altre: spogliatoi con docce, parcheggi sicuri, punti di ricarica per le ebike, angoli officina, collegamenti sicuri alle piste ciclabili urbane ed extraurbane. Tra le ultime che abbiamo raccontato ci sono Novomatic (che eroga un rimborso chilometrico nell’ambito di un progetto comunale) e l’Aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna.
