Cos’è ebike e cosa non lo è? FIAB, ANCMA e Assoutenti scrivono al Ministero dei Trasporti per intervenire sulle strade e nel mercato

Cos’è ebike e cosa non lo è? FIAB, ANCMA e Assoutenti scrivono al Ministero dei Trasporti per intervenire sulle strade e nel mercato

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Le biciclette a pedalata assistita – le ebike – rappresentano un elemento fondamentale per la transizione verso un modello di trasporto e di città più sostenibile. In Italia questo comparto vale anche in termini di posti di lavoro e industria. Al tempo stesso negli ultimi anni sono emerse questioni da chiarire rispetto proprio agli Electric Pedal Assisted Cycle (EPAC), per i quali sono previsti regolamenti non soltanto di circolazione, ma anche di vendita e commercio. Molti mezzi in circolazioni non sono bici, ma ciclomotori fuori norma. Per questo FIAB, ANCMA (Confindustria) e Assoutenti hanno inviato di recente un interpello al Ministero dei Traporti per chiedere chiarimenti. Perché non tutte quelle che si vedono in circolazione sono davvero biciclette elettriche.

Per questo FIAB, ANCMA e Assoutenti hanno chiesto al MIT di attivare “la vigilanza sul mercato delle biciclette a pedalata assistita e dei connessi dispositivi di sicurezza” ai sensi della normativa europea del settore. E questo per una ragione precisa, ovvero “per la tutela della salute e dell’integrità fisica dei cittadini e per la tutela degli operatori economici che producono e/o commercializzano biciclette fabbricate in conformità con la normativa di settore”.

Salvini

Non chiamatele bici elettriche

Si tratta di un lavoro che i diversi soggetti coinvolti stanno portando avanti da tempo, a cominciare da ANCMA, che a inizio 2026 aveva rivolto un interpello allo stesso dicastero in merito al quale il ministero aveva risposto come segue: 

Si conferma che i velocipedi a pedalata assistita che non rispettano i limiti di cui all’art. 50 CdS e all’art. 2, comma 1, lett. b) del Regolamento (UE) n. 168/2013 – inclusi quelli funzionanti senza pedalata assistita con acceleratore, quelli che permettono modifiche all’elettronica di controllo, anche effettuabili su strada, per superare i 25 km/h e/o per attivare il funzionamento dell’acceleratore, e quelli con potenza > 250 W – non sono qualificabili come EPAC, potendo ricadere nella categoria dei ciclomotori, con ogni conseguenza di legge riguardo a certificazioni,  titolo di guida, vincoli di comportamento e altro. Veicoli non conformi sono soggetti a sequestro e sanzioni amministrative“. 

Sempre l’ANCMA in un interpello al Ministero delle Imprese e del Made in Italy si era poi concentrata sulle pratiche commerciali scorrette che danneggiano le società che operano rispettando le regole. Il dicastero su questo punto aveva chiarito che “la commercializzazione dei veicoli presentati come “EPAC” ma che, per caratteristiche tecniche, rientrano nei “ciclomotori”, comporta l’applicazione della normativa di cui al Codice della Strada e al Regolamento UE 2013/168 e non della Direttiva Macchine, con conseguente assoggettamento agli specifici obblighi previsti” come omologazione e patente. 

La posizione FIAB

«La difficoltà che noi persone in bicicletta incontriamo nell’inserirci nel contesto generale della mobilità ha tra le cause un’innata avversione per la mobilità attiva, il cosiddetto bikelash – ha commentato Luigi Menna, presidente FIAB -. E il bikelash è alimentato anche dalla presenza di mezzi di trasporto assolutamente fuorilegge e pericolosi, responsabili dell’immagine negativa che descrive i ciclisti come indifferenti incuranti delle regole e della sicurezza altrui. L’impegno di FIAB è indirizzato anche alla tutela dell’immagine dei ciclisti in quanto protagonisti di una mobilità attiva, rispettosi dell’ambiente e attenti alla condivisione degli spazi urbani in totale sicurezza».

Nell’interpello a cui anche FIAB ha dato un contributo viene evidenziato che questi mezzi a due ruote rappresentano “un pericolo per gli utenti e per i cittadini che circolano regolarmente sulle pubbliche vie”. Il tema della sicurezza stradale è al centro del lavoro di advoacy di FIAB e l’obiettivo è supportare le amministrazioni così come il governo centrale nelle scelte più di visione, evitando misure che rischiano di danneggiare chi vuole andare in bici. 

Il caso del divieto bici a Como

La notizia recente arrivata da Como, dove l’obiettivo dell’amministrazione è vietare il transito delle bici in alcune zone della ZTL, ci ha spinti a un commento a riguardo. La decisione della giunta è stata presa per risolvere anche la questione insicurezza dovuta a persone che corrono sulle due ruote. Sull’argomento è intervenuto il coordinatore Lombardia di FIAB Marco Fardelli. «Riteniamo che sia un provvedimento vessatorio per chi usa la bicicletta per gli spostamenti quotidiani. Come FIAB ribadiamo la nostra contrarietà, sia a questo genere di provvedimenti che all’utilizzo di biciclette elettriche non conformi ai dettami del Codice della Strada». 

Una misura come il divieto di pedalare in centro storico provoca infatti una seria controindicazione. «In mancanza di controlli – ha concluso Fardelli – si finirà per penalizzare sempre chi, nel rispetto della legge, mantiene un comportamento consono all’ambiente in cui transita. Senza polemica, facciamo notare che ogni anno in strada succedono collisioni mortali con migliaia di morti e feriti eppure nessuno si sogna di proibire la circolazione delle auto, specie quelle che sono in grado di superare senza alcun sforzo la velocità massima di centotrenta chilometri orari previsti come massimo dal Codice della Strada».