«In Veneto, in un territorio così densamente popolato, il rapporto tra cicloturismo e ciclabilità urbana è stretto. Serve un approccio olistico». Nel giorno di inaugurazione della Fiera del Cicloturismo a Padova – se passate ci trovate al Padiglione 4, area B, stand 17 e qui ecco l’agenda del week end – Susanna Maggioni, Vicepresidente di FIAB Italia e Vice-coordinatrice di FIAB Veneto, ha introdotto con questo spunto gli Stati Generali della ciclabilità in Veneto, appuntamento che ha riunito assessori e rappresentanti della politica del territorio per discutere di best practice, dati e prospettive.

Antonio Dalla Venezia, responsabile in FIAB del progetto Bicitalia, ha sottolineato un elemento fondamentale quando si parla di investimenti sulla mobilità ciclistica. «Al di là del colore politico, le amministrazioni comunali stanno mostrando un grande protagonismo: la bici sta in mezzo alla politica». Nel corso degli Stati Generali della ciclabilità in Veneto si sono alternati sul palco i rappresentanti di diverse città del Veneto (Padova, Vicenza, Treviso, Verona, Rovigo e Venezia), coinvolti da FIAB proprio per favorire uno scambio di best practice e per capire a che punto in questi comuni si è arrivati su ciclabili (e non solo).

Costruire infrastrutture, lavorare sulla mentalità
Siamo partiti dai padroni di casa, con Andrea Ragona, l’Assessore ad Ambiente e Mobilità di Padova: «Negli ultimi anni abbiamo realizzato decine e decine di nuove piste ciclabili, anche con fondi PNRR. L’urbanistica nel corso degli ultimi decenni ha costruito città su misura delle auto. Credo che come politica locale dovremmo essere capaci di riprogettare gli spazi urbani. E poi a livello nazionale occorre rivedere il Codice della Strada». Tema su cui da anni FIAB si sta battendo anche attraverso una proposta di legge sulla mobilità attiva (qui tutte le informazioni).
Alla Fiera del Cicloturismo era presente anche Loris Pavanetto, Assessore al Turismo di Regione Veneto, che ha anzitutto ringraziato FIAB «per quello che fa quotidianamente». Ha poi elencato le infrastrutture cicloturistiche che innervano il territorio, dall’anello dei Colli Euganei fino alla Treviso-Ostiglia. «Siamo la prima Regione turistica in Italia – ha aggiunto – ma l’80% si concentra su 20 comuni. Le ciclabili e il percorso dei cammini permetteranno di far conoscere nuovi luoghi».

Proseguendo in un viaggio a tappa nel Veneto della ciclabilità e del cicloturismo abbiamo parlato con Cristiano Spiller, Assessore ai lavori pubblici e alla mobilità di Vicenza, che ha toccato un argomento ricorrente nel corso dell’incontro: le infrastrutture sono importanti, ma non bastano. «Per cambiare la mentalità e le abitudini nella mobilità urbana occorre tanto lavoro. Pur essendo aumentati i chilometri di ciclabili, i numeri del bike to school sono in calo».

L’auto per percorrere tre chilometri?
Un dato che inquadra bene il perché le persone potrebbero pedalare più spesso è stato fornito da Andrea De Checchi, Assessore all’Urbanistica e alla Città dei Servizi di Treviso: «Il PUMS mi dice che il 29% degli spostamenti in auto a Treviso è inferiore ai 2 chilometri. E il 40% degli spostamenti in auto è intorno ai 3 chilometri. Distanze assolutamente percorribili in maniera più efficace ed economica, in bici». Bisogna dunque investire sì risorse sulle infrastrutture, ma anche intervenire su comunicazione e cultura urbana.
L’occasione alla Fiera del Cicloturismo è servita anche alle amministrazioni venete per fare il punto sul lavoro che resta da fare. Perché se è vero che il Veneto, anche grazie a FIAB, è una regione modello in Italia e tra le mete preferite dei cicloturisti europei, l’impegno deve proseguire. Ne ha parlato Tommaso Ferrari, Assessore a Transizione ecologica, Ambiente, Mobilità e Traffico di Verona. «In Veneto siamo sicuramente la città più indietro sullo spazio pubblico dedicato alle persone. Nel nostro programma stiamo portando avanti un cambiamento culturale choc per la città. Entro il 2027 andremo a concludere 25 chilometri di nuove piste. Per noi lo spazio pubblico deve essere ripensato».

Gli investimenti sul cicloturismo possono favorire la ciclabilità urbana, e viceversa. Come ha evidenziato Andrea Denti, assessore all’ambiente di Rovigo, «quello che manca da noi non è tanto la ciclabilità in centro, ma il collegamento con le frazioni». Si è parlato poi dello stato dell’arte a Venezia con Giulia Zennaro, responsabile Servizio Sharing Mobility, Promozione e monitoraggio della mobilità sostenibile. «Abbiamo una rete ciclabile di quasi 200 chilometri, in buona percentuale protetta. Le persone dunque si muovono tutte in bici? No. Paradossalmente non è il caso del build it and they will come. Bisogna cambiare il comportamento delle persone».
Nel corso del pomeriggio è stato poi data la parola a rappresentanti di piccoli comuni come Vittorio Veneto, Lendinara e Soverzene con i quali è proseguito il dibattito riguardante il cambio di mentalità, ma anche su quanto il territorio possa trarre benefici economici dalle infrastrutture importanti che lo attraversano.

I consigli di ECF per cambiare le città
Gli Stati Generali della ciclabilità in Veneto si sono conclusi infine con l’intervento di Jessica Casagrande, EuroVelo Communications and Projects Officer in ECF. Ricordiamo che FIAB è Centro di Coordinamento Nazionale di EuroVelo e che quest’anno, a Rimini, si terrà Velo-city, (16-19 giugno) il summit internazionale sulla ciclabilità.
Ecco di seguito i quattro consigli per gli amministratori forniti da Casagrande:
- Funziona il mix tra politiche soft (incentivi e rimborsi chilometrici) e politiche hard (investire sulle infrastrutture).
- Occorre cambiare cosa si può controllare: strade scolastiche, parcheggi sicuri in zone convenienti, riduzione dei limiti; e bisogna spingere su ciò che si può cambiare come le leggi.
- Secondo ECF è fondamentale la partecipazione: occorre coinvolgere i cittadini e le imprese in questo cambiamento.
- Serve entrare in una nuova logica: le infrastrutture bike friendly sono per tutti, turisti e residenti. Gli itinerari EuroVelo, ad esempio, vengono percorsi dai cicloturisti, ma anche dalle persone per andare a lavorare.
