Unconventional Salento, la menzione alla Fiera del Cicloturismo. La co-founder Daniela Scianaro: “Al sud potenziale enorme per le vacanze in bici”

Unconventional Salento, la menzione alla Fiera del Cicloturismo. La co-founder Daniela Scianaro: “Al sud potenziale enorme per le vacanze in bici”

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«Un singolo progetto non cambierà il mondo, ma più progetti che guardano nella stessa direzione forse sì». Daniela Scianaro è socia FIAB a Lecce e l’abbiamo intervistata nei giorni scorsi dopo il rientro dalla Fiera del Cicloturismo a Padova dove è salita sul palco per il premio “Ho voluto la bicicletta” dedicato a MariaTeresa Montaruli. Nella sezione “Adesso Pedala”, riservato a donne distintesi per un progetto capace di promuovere e amplificare il mondo bike, ha ricevuto la menzione speciale per il progetto Unconventional Salento di cui è co-founder insieme a Marco Rigliaco. In questa intervista ce lo siamo fatti raccontare. Daniela Scianaro è Guida Ambientale Escursionistica ed Esperta Promotore Mobilità Ciclistica.

Daniela Scianaro ha ricevuto la menzione speciale alla Fiera del Cicloturismo per il suo progetto Unconventional Salento

La tua menzione riguarda il progetto Unconventional Salento: ce lo puoi raccontare?
Inizio col dire che sono molto fiera e felice di questa menzione speciale nell’ambito del premio dedicato a MariaTeresa Montaruli, ringraziando ancora una volta vivamente la giuria. Unconventional Salento è un progetto creato da me e Marco Rigliaco, amico e collega, che nasce con l’obiettivo di raccontare il nostro territorio in modo autentico, lontano dai percorsi turistici più battuti. Essendo entrambi guide ci siamo ritrovati spesso nel constatare che il Salento che spesso viene ‘venduto’, cioè quello delle grandi località turistiche, delle location instagrammabili, non è quello vero, quello reale, quello che noi conosciamo. L’idea che ci ha spinti a dare vita a questo ‘cicloviaggio insolito’, come noi lo abbiamo chiamato, era proprio quello di valorizzare un Salento più lento, meno battuto, fatto dai piccoli paesi dell’entroterra – che vivono tutto l’anno, non solo in estate – dalle stradine secondarie, dalle nostre pagghiare, dai muretti a secco, dalle tante cripte bizantine, dalle masserie fortificate, ma anche dalla chiacchera in piazza con le persone, dagli incontri con le comunità locali. È un invito a vivere il territorio non solo come destinazione, ma come esperienza, privilegiando modalità di viaggio come la bicicletta, che permettono un contatto diretto e profondo con i luoghi.  Nasce come cicloviaggio da fare in autonomia, ognuno con il proprio ritmo, scaricando la traccia e il RoadBook dal sito www.unconventionalsalento.it . E poi volevamo accendere una piccola fiamma verso le piccole economie locali che animano l’entroterra, spesso a conduzione familiare. La sostenibilità se non è anche sociale ed economica, non è sostenibilità.

Unconventional Salento

Il cicloturismo al sud che potenzialità ha e su cosa dovremmo lavorare tutti insieme per farlo sviluppare al meglio?
Il Sud ha un potenziale enorme per il cicloturismo. E nel dire questo probabilmente non dico nulla di nuovo: paesaggi straordinari, clima favorevole per gran parte dell’anno, una ricchezza culturale e gastronomica unica. Quasi sempre al sud non serve nemmeno costruire ex novo ciclovie ad hoc o piste ciclabili: abbiamo un patrimonio di strade bianche e secondarie che va solo valorizzato. Parlo dei vecchi tratturi, delle ex ferrovie, dei vecchi tracciati di varie infrastrutture, penso ad esempio alla ciclovia dell’Acquedotto Pugliese. Tuttavia, per svilupparlo al meglio è fondamentale lavorare su infrastrutture sicure e continue, sulla segnaletica, sulla formazione degli operatori locali, sui servizi dedicati ai cicloturisti: in primis cito il nostro grande tasto dolente, ovvero l’intermodalità, e quindi la possibilità di salire sui treni locali con le bici tutti i giorni della settimana, non solo nei giorni lavorativi, e con più bici, non solo 6, o predisponendo servizi alternativi con autobus. Serve anche fare rete tra enti, associazioni e territori per costruire un’offerta coordinata e riconoscibile, capace di attrarre un turismo sostenibile e di qualità. Se il Trentino o il Friuli o il Veneto sono quello che sono in termini di cicloturismo non è perché c’è UNA ciclovia particolarmente famosa, ma perché ce ne sono tante, tutte interconnesse tra loro, tutte in sicurezza, e tutte supportate dall’intermodalità. E poi serve una cabina di regia a livello regionale, capace di fare sistema e promozione di alto livello.

Da quanto sei socia FIAB e che cosa ti ha spinto a iscriverti?
Sono socia FIAB da 2 anni e mi sono iscritta perché condivido profondamente i valori dell’associazione: promuovere la mobilità sostenibile, rendere le città più vivibili e sicure e diffondere la cultura della bicicletta. Per me è stata una scelta naturale, anche per contribuire in modo concreto a un cambiamento positivo nel mio territorio. FIAB è molto attiva sia in ambito urbano che in quello più prettamente cicloturistico. Ritengo giusto supportare questo tipo di lavoro. E poi fare rete è molto importante. Anche qui: un singolo progetto non cambierà il mondo, ma più progetti che guardano nella stessa direzione forse sì.

Qual è il più grande successo che secondo te FIAB ha ottenuto nella tua città?
Uno dei risultati più importanti è stato quello di portare al centro del dibattito pubblico il tema della mobilità ciclabile, ottenendo maggiore attenzione da parte delle istituzioni, che non sempre sono accompagnati da rose e fiori,  come sappiamo, e avviando interventi concreti, come corsie protette in alcuni punti di difficile coesistenza con le automobili, piste ciclabili a garanzia soprattutto di chi studia e lavora all’Università, il lungo e tormentato dibattito sulle ‘zone 30’, iniziative educative con le scuole. Anche il coinvolgimento crescente dei cittadini e di altre associazioni che non si occupano prevalentemente di ciclabilità è un segnale molto positivo: sempre più persone scelgono la bicicletta come mezzo quotidiano, o comunque ne riconoscono i tanti vantaggi, mettendo in discussione le proprie abitudini. Ecco, in questo credo che si trovi il cuore del grande lavoro di FIAB: mettere in discussione i vecchi paradigmi, e proporre soluzioni nuove, sostenibili per i singoli cittadini così come per l’ambiente, per le nostre città, a vantaggio delle generazioni future.

Qual è il messaggio che ti senti di trasmettere per fare conoscere FIAB all’esterno? Come racconti FIAB a chi non la conosce?
FIAB è molto più di un’associazione di ciclisti: è una comunità che promuove un modo diverso di vivere le città e i territori, più sostenibile, sano e inclusivo. A chi non la conosce dico che entrare in FIAB, supportando le sue tante attività,  significa partecipare attivamente al cambiamento, contribuendo a costruire spazi migliori per tutte e tutti. È un’occasione per condividere valori, esperienze, visione e anche semplicemente il piacere di andare in bicicletta insieme. Non sarà certo un caso che chi inizia ad usare la bicicletta, per lavoro o per piacere, non torna mai indietro.