Ritorna la nostra rubrica “Com’è pedalare a…” in cui viaggiamo in tutta Italia per scoprire, città per città, come è messa la mobilità ciclicista in quei territori dove FIAB è presente con un’associazione. Tappa obbligata a Perugia, dove di recente si è tenuta l’Assemblea Nazionale della Federazione. Paolo Festi, presidente di FIAB Perugia Pedala, ha risposto alle nostre domande per capire punti di forza e di debolezza della ciclabilità.

Com’è pedalare a Perugia?
Pedalare a Perugia è bello, personalmente mi sposto in bici quotidianamente, percorrendo mediamente 14/15 km, e la trovo un’esperienza piacevole. Il problema è che può essere ancora troppo pericoloso, e ciò disincentiva chi magari ci vorrebbe provare, ma non ha sufficiente esperienza. Perugia non è una città che si associa all’utilizzo della bici, e i primi a non farlo sono proprio i suoi e le sue abitanti: una delle espressioni più diffuse, sulle quali abbiamo anche costruito delle campagne di comunicazione, sovvertendone ironicamente il senso è: “Ma a Perugia in bici?!”. La risposta per noi di FIAB è chiaramente sì, ma bisognerebbe che le amministrazioni ci credessero veramente. Perugia è una delle città con il tasso di automobili pro capite maggiori d’Italia (792/1000), più alta della già alta media nazionale. Ne consegue un traffico piuttosto elevato, soprattutto negli orari di punta, ma il problema principale è che la distribuzione dello spazio pubblico è tutta a favore delle auto, sia in movimento sia per la sosta, sottraendolo quindi a chi deve o vorrebbe spostarsi in altro modo (a piedi o in bici) o a chi è costretto a farlo, perché magari su una carrozzina. A Perugia esiste un enorme problema di rispetto delle regole della sosta, con auto costantemente sopra marciapiedi o aree vietate, che l’attuale amministrazione ha appena iniziato a scalfire, ma in modo ancora del tutto insufficiente. A Perugia è scomodo pure camminare, perché i marciapiedi sono sconnessi, discontinui, stretti, e spesso, come detto prima, occupati impropriamente. La sicurezza è quindi il tema principale da affrontare, e come Associazione lo sottoponiamo di continuo all’attenzione dell’amministrazione: rappresenta la più importante “barriera in ingresso”, un ostacolo oggettivo che impedisce a molte più persone di scegliere la bici come mezzo per i propri spostamenti quotidiani. Questo vale in primis per chi non possiede un’auto, a partire dai ragazzi e dalle ragazze, cui andrebbe riconosciuto il diritto a spostarsi, anche come percorso di costruzione della propria autonomia. Detto questo, utilizzare la bici, in particolare l’ebike, risulta molto comodo, oltre che piacevole, ed è probabilmente il mezzo più efficace per muoversi anche in una città come Perugia. Allontanandosi dal centro, poi, si pedala in territori completamente pianeggianti e aree naturali, compreso il percorso che costeggia il fiume Tevere, che collega tra loro diversi piccoli centri urbani, zone dove la bici dovrebbe essere molto più presente di quanto non sia.

Chi non c’è mai stato pensa che sia una città tutta in salita, scomoda dunque per la bici. E’ un falso mito?
Il territorio comunale di Perugia è molto esteso e, contrariamente a quello che normalmente si pensa, è in gran parte pianeggiante: due dei quartieri più popolosi di Perugia, Ponte San Giovanni e Castel del Piano sono in pianura e le distanze interne potrebbero facilmente essere percorse in bici (o a piedi) in pochissimo tempo. Discorso valido ancor più per quelle zone più lontane dal centro storico e disseminate lungo il corso del fiume Tevere, formalmente dei quartieri della città, ma in realtà veri e propri piccoli centri. Solo l’acropoli e la parte di città più compatta presentano saliscendi, e ovviamente sono in salita le strade di accesso per raggiungerle. Va comunque detto che la diffusione sempre maggiore dell’ebike permette di superare facilmente le difficoltà legate alle pendenze, e l’utilizzo della bici potrebbe quindi essere molto più diffuso di quanto sia per quanto, rispetto solo qualche anno fa, sono sempre più le persone che la utilizzano anche negli spostamenti quotidiani.
Quali sono i punti di forza per gli spostamenti in sella in città?
In una città con un numero così elevato di automobili, spostarsi in bici risulta, soprattutto in certe fasce orarie e in determinate tratte, il mezzo più comodo, veloce ed efficace. In più non presenta problemi di parcheggio, anche se a Perugia sono praticamente assenti gli stalli per poterle parcheggiare in sicurezza. La bici permette inoltre di addentrarsi nelle strade e nei vicoli del centro storico, facendo vivere un’esperienza davvero bella. I quartieri più periferici, che sono anche quelli dove è concentrata la gran parte della popolazione, sono per lo più pianeggianti, e la bici dovrebbe e potrebbe essere il mezzo più naturale per spostarsi, soprattutto per ragazzi e ragazze. Altro punto di forza è sicuramente il contesto territoriale e naturale, che in sella a una bici, per quanto presi dalle incombenze quotidiane, si gode sempre meglio che dall’abitacolo di un’auto.

Cosa invece manca per favorire un maggiore sviluppo della ciclabilità?
Andrebbero adottate misure serie di moderazione del traffico, perché gli automobilisti sono in generale piuttosto indisciplinati e tendono a considerare la strada come loro esclusiva proprietà, considerando chi utilizza altri mezzi come ostacoli e andrebbe disincentivato l’utilizzo del mezzo privato, favorendo il trasporto pubblico e altre modalità di spostamento (a piedi e in bici); bisognerebbe realizzare più zone 30 (il PUMS attuale ne prevede 9, ma nessuna è stata realizzata) e una rete continua e sicura di percorsi e infrastrutture pedonali e ciclabili. Di queste ultime ce ne sono poche: una di queste è quella che collega Pian di Massiano (la principale area verde perugina) con l’ospedale e i quartieri della periferia est (San Sisto e Castel del Piano), tra i più popolosi della città, da cui parte un itinerario ciclabile che arriva fino al lago Trasimeno. Qualche anno fa sono state anche realizzate a Ponte San Giovanni (popoloso quartiere posto sulle sponde del Tevere, totalmente pianeggiante) corsie ciclabili, accolte con molto scetticismo quando non aperto contrasto da una parte della popolazione. In realtà hanno svolto benissimo la loro funzione, ridefinendo lo spazio pubblico della strada, il problema è che ora ne rimane solo qualche traccia sull’asfalto. In generale, servirebbe maggiore coraggio nelle scelte da parte di chi amministra. Ls’attuale amministrazione, al governo da circa due anni, aveva inserito tra i punti del programma “l’inversione della piramide della mobilità”, dando priorità agli spostamenti a piedi e in bici e al trasporto pubblico. Finora questa promessa non regge al confronto delle scelte concrete operate. Sempre a Ponte san Giovanni, solo per fare un esempio, si è sacrificato un itinerario ciclabile continuo e sicuro lungo una strada che attraversa l’interno quartiere per non togliere alcuni posti auto. E di esempi come questo ce ne sarebbero altri. In generale, l’utilizzo della bici viene ancora considerato residuale, da tempo libero, per cui i percorsi non devono “intralciare” il traffico. Questo è ancora un grande limite culturale, soprattutto in anni in cui sono arrivati, anche per merito degli amministratori, diversi fondi, purtroppo non sempre (o quasi mai) spesi nel migliore dei modi. Recentemente è stato approvato in Consiglio Comunale un ordine del giorno, sollecitato da tempo da parte di FIAB Perugia Pedala, per la realizzazione del Biciplan; un primo passo che dovrebbe servire, almeno nelle intenzioni, a realizzare una rete ciclabile continua e sicura per gli spostamenti in bicicletta. Andrebbe ricordato che più persone si spostano in bici (o a piedi, o col tpl), meno auto sono in circolazione, con beneficio generale (meno inquinamento e rumore) ma anche di chi l’auto la deve usare. Investire con più decisione sulla ciclabilità andrebbe a vantaggio della collettività, non il contrario. Altra cosa su cui investire sono i servizi accessori, a partire dagli stalli, a oggi praticamente assenti, e un servizio di bike sharing più diffuso e capillare, a differenza di quello attuale che lo rende di fatto poco appetibile e ancor meno utilizzato, che potrebbe rappresentare una valida soluzione per buona fetta della popolazione, soprattutto gli studenti, e i turisti. Per noi comunque la bici rimane principalmente un mezzo, non strettamente un fine, per ridisegnare gli spazi pubblici della città, ed è su questo che vogliamo costruire e rafforzare reti in città che abbiano lo stesso desiderio e obiettivo.
Qual è il vostro più grande successo come associazione? Un’esperienza magari replicabile in altri comuni…
Negli anni FIAB Perugia Pedala ha saputo costruirsi una buona reputazione, soprattutto nei rapporti con le amministrazioni. Abbiamo sempre cercato di instaurare rapporti costruttivi, anche in presenza di visioni differenti e conflittualità, e ciò ha portato a diversi risultati. Negli anni passati, assieme a Legambiente, abbiamo proposto la costituzione di una Consulta, che poi è stata chiamata, su nostra proposta, “Consulta della mobilità attiva e della sicurezza stradale”, proprio per ribadire l’intima connessione tra le due sfere. Recentemente, come già accennato, è stato approvato l’odg per la realizzazione del primo Biciplan della città, che dovrebbe tradurre in pratica ciò che sosteniamo da sempre, ovvero che la rete ciclabile debba essere continua, sicura e piacevole, non spezzettata o relegata dove non da fastidio alle auto. FIAB Perugia Pedala ha costruito anche una solida rete di relazioni costruttive anche con molte realtà associative territoriali, da Legambiente alle associazioni di quartiere, con cui vengono realizzate molte iniziative, a partire da Bimbimbici. Nel 2025, anno del nostro decennale, abbiamo organizzato un importante convegno sulla città 30, portando a Perugia esperti di spessore come Andrea Colombo, Giuseppe Grezzi, l’assessore di Lodi Stefano Caserini e la nostra vice presidente nazionale, Susanna Maggioni, e portando soprattutto all’attenzione cittadina temi di discussione sul presente e futuro della città. Un successo molto particolare come associazione lo conseguimmo nel 2021, quando presentammo ricorso al TAR, vincendolo, contro il limite dei 5 km/h per le bici, introdotto dalla Provincia di Perugia in larga parte della rete stradale provinciale.

Cosa avete imparato in questi giorni di Assemblea Nazionale FIAB?
Se qualche anno fa mi avessero detto che ci sarebbe stata un’assemblea nazionale di FIAB a Perugia, non ci avrei creduto. Una città dove l’utilizzo della bici era e rimane periferico, ma al tempo stesso anche qui se ne è cominciato a parlare. Come detto prima, la bici è uno dei mezzi attraverso cui ridisegnare gli spazi cittadini, e su questo c’è molta condivisione con tantissime associazioni FIAB. Queste giornate non le dimenticheremo facilmente, ci hanno riempito testa e cuore: l’Assemblea è prima di tutto spazio e momento di incontro fisico tra persone, oltre gli scambi di mail, le telefonate, o le riunioni a distanza. Scambiarsi parole, sorrisi, abbracci, informazioni, esperienze. “Pedalare il futuro”, lo slogan che ha fatto da tema guida dei lavori, racchiude molto bene la mission di FIAB, la direzione verso cui andare e il modo in cui intende trasformare il quotidiano: è un futuro che inizia da subito. Dell’assemblea rimangono quindi prima i volti e le persone, il senso di una comunità viva e presente nei territori, che non si accontenta, che lancia e raccoglie nuove sfide, in cui il gruppo è più forte del singolo, come richiamato in una delle metafore utilizzate nel bel seminario iniziale di venerdì 10, con la necessità e l’urgenza di aderire al nostro tempo, al qui e ora, con le sue drammatiche tragedie che rendono il presente e il futuro incerti, dalla guerra alla (dimenticata) crisi climatica, e di non perdere il contatto con la terra, su cui poggiano le ruote della bici, come ci ha ricordato Flavio Lotti nell’accorato e sentito intervento di chiusura dell’assemblea, viatico per il ritorno nei nostri luoghi.
