Biciclette, non auto elettriche, per salvare il pianeta

Biciclette, non auto elettriche, per salvare il pianeta

Con oltre 2 milioni di biciclette vendute nel 2020, l’Italia avrebbe le carte in regola per cambiare volto alle città. Purtroppo, l’abitudine all’auto sempre e comunque e infrastrutture non sempre adeguate frenano ancora la mobilità ciclistica. Se tanto è stato fatto da FIAB, soprattutto nell’ultimo anno – i ComuniCiclabili crescono e il dibattito sulla transizione ecologica vede la Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta tra gli interlocutori più autorevoli – l’agenda è ancora fitta. La nostra idea di Rivoluzione Bici significa più biciclette e più mobilità attiva in città perché solo così si può cambiare rotta, abbattere le emissioni di CO2 e contrastare il cambiamento climatico di cui si sta parlando nella due giorni di summit globale sul clima a Washington. Stando ai numeri pubblicati da una recente ricerca di Oxford, condotta su 4mila persone in sette città europee, tra cui anche Roma, la bicicletta è la chiave per i trasporti del futuro, molto (ma molto di) più dell’auto elettrica.

Se una persona decide di usare regolarmente la bicicletta al posto dell’auto – questo emerge dallo studio – allora produrrà in media 3,2 kg di CO2 in meno ogni giorno. Così ha dichiarato il professore Christian Brand, a capo del team di ricerca: «Le emissioni derivanti dall’andare in bici possono essere oltre 30 volte inferiori per ogni viaggio rispetto a quelle derivanti dal guidare un’auto a combustibili fossili e 10 volte inferiori in confronto a quelle provocate dalla guida di un’auto elettrica». Lo studio è stato condotto nell’arco di due anni tra il 2014 e il 2016 e conferma ancora una volta quanto la mobilità a quattro ruote elettrica non sia una soluzione a lungo termine. Gli incentivi pubblici, su questo fronte, devono invece puntare sulla diffusione mobilità ciclistica come unica alternativa. «Questi dati – commenta il presidente di FIAB, Alessandro Tursi – dimostrano che la soluzione è a portata di mano e si chiama bicicletta. La maggior parte degli spostamenti in auto avvengono su distanze di pochi chilometri, che si potrebbero percorrere molto più comodamente in sella. La soluzione non è cambiare tipo di motore, ma cambiare tipo di mobilità».

Come ha spiegato il professore Brand, «i residenti urbani che sono passati dall’auto alla bici per un solo viaggio al giorno hanno ridotto la loro impronta di carbonio di circa mezza tonnellata di CO2 nel corso di un anno, risparmiando così le emissioni equivalenti a un volo da Londra a New York». In prospettiva, con più ciclabili e più incentivi all’utilizzo della bicicletta (e meno incentivi all’uso dell’automobile), le città potranno trasformarsi, dando il proprio contributo in termini di transizione ecologica. A quel punto molte più persone potrebbero essere incentivate ad abbandonare il mezzo privato. «Se un residente urbano su cinque cambiasse per sempre il proprio comportamento di viaggio in questo modo (andando in bicicletta, ndr), le emissioni di tutti i viaggi in auto in Europa si ridurrebbero di circa l’8%», ha concluso lo studioso. È questo il futuro bike friendly che abbiamo in mente per le nuove generazioni.

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