Casco obbligatorio per i bambini: ecco perché FIAB è contraria (numeri e statistiche)

Casco obbligatorio per i bambini: ecco perché FIAB è contraria (numeri e statistiche)

«Gli incidenti mortali occorsi ai minori sono stati causati da investimento di mezzi motorizzati, con impatto superiore a 50 km/h. In questi incidenti l’uso del casco (omologato fino a 23 km/h) è del tutto ininfluente». Edoardo Galatola, membro del Centro Studi FIAB, ha pubblicato un documento di tre pagine, parlando degli incidenti stradali e dell’uso del casco in bicicletta. Facciamo un attimo ordine.

La Riforma del Codice della Strada è stata approvata dalla Commissione Trasporti della Camera dei Deputati. Ora il voto del testo passerà all’aula e la legge potrebbe entrare in vigore entro fine anno. Tra le disposizioni che stanno facendo più discutere compare proprio l’obbligo del casco in bicicletta per i bambini fino ai 12 anni. La Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, da sempre contraria all’imposizione dell’elmetto, è dunque ritornata sulla questione con un testo che porta dati e statistiche contro una misura che, come scritto nel documento FIAB, «ha comportato una riduzione dei ciclisti» in quei pochi paesi europei ed extraeuropei dove l’obbligo del casco è stato introdotto.

Con ciò non significa che FIAB sia contraria al casco. «Il casco è senz’altro utile – scrive Galatola – una protezione aggiuntiva per una parte sicuramente vulnerabile in caso di caduta. Siamo favorevoli all’uso del casco e ne incentiviamo l’utilizzo». È riguardo però alla sua efficacia oltre certe velocità che lo scetticismo diventa più che giustificato: gli elmetti sono certificati infatti per resistere a impatti fino a 23/25 km/h. «Al di sopra di queste velocità non si ha alcuna garanzia. È quindi ininfluente se si viene investiti da mezzi motorizzati, situazione che costituisce la quasi totalità della causa degli incidenti gravi e mortali».

A questo punto FIAB – come l’European Cyclists’ Federation – si appella alla Safety in numbers, ovvero a un considerazione confermata da diversi studi secondo cui «il più importante fattore di sicurezza per i ciclisti è la presenza di un alto numero di biciclette nel traffico». In Italia il raddoppio dei ciclisti negli ultimi 10 anni ha contribuito a ridurre del 7% gli incidenti mortali tra le persone che vanno in bicicletta.

Un esempio concreto.

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