Le contravvenzioni sono tasse occulte?
Condividi!

Tra morti, feriti e invalidi, sulle strade si consuma ogni giorno una specie di guerra. Mentre siamo ormai assopiti e assuefatti di fronte a comportamenti che, essendo diffusi e quotidiani, sembrano a volte per ciò solo anche legittimi. Le regole stanno spesso scritte solo sulla carta, mentre dovrebbero viaggiare insieme all’educazione. Su tutto questo, anche gli operatori dell’informazione dovrebbero interrogarsi e fare la propria parte.

 

Eugenio Galli, responsabile Servizio Legale FIAB e Presidente di FIAB Milano-Ciclobby, ha inviato  una lettera alla redazione del Tg3 e al giornalista Maurizio  Mannoni, che in una recente trasmissione ha definito le contravvenzioni stradali una “inammissibile tassa occulta che pagano i cittadini”.

 
Buongiorno dott. Mannoni,

 

la seguo e la apprezzo, come giornalista e come conduttore, da molti anni.

Mi piace il suo stile: chiaro, pacato ma deciso, attento, puntuale.

Volevo però esprimere il mio netto disappunto per un Suo commento di un paio di giorni fa, che mi è parso piuttosto superficiale.
 

Nella notte tra il 4 e il 5 dicembre, mentre seguivo l’edizione del TG3 Linea Notte, mi ha colpito molto negativamente una Sua considerazione a proposito di una notizia su uno dei quotidiani dell’edicola notturna (non ricordo se fosse il Messaggero o il Secolo XIX). Il quotidiano riportava con grande evidenza (mi pare anche con una vignetta di commento) la notizia dell’enorme importo che risulta per le contravvenzioni al codice della strada comminate a Roma.

Nell’introdurre la notizia, Lei faceva riferimento a una “inammissibile tassa occulta che pagano i cittadini” aggiungendo – ma sembrava quasi auspicarlo – che un giorno “la politica potrebbe anche decidere di cavalcare” l’onda di questo malcontento. Credevo quasi di avere capito male.
Torlai, che commentava i giornali, mi pareva piuttosto in imbarazzo quando Le ha risposto: “E che vogliamo fare? il partito della seconda fila?”.
Lei però proseguiva secco: “ma no, sai benissimo che molte volte i vigili usano le multe per fare cassa per i Comuni, con accanimento”.
 

Toccagli la macchina, e agli italiani è peggio che insultare la mamma…
 

Il nostro Paese ha la maglia nera in Europa non solo per la quantità di auto circolanti e il tasso di motorizzazione (numero di auto ogni 100 abitanti), ma anche nella disciplina e nel governo del traffico.
L’inciviltà dilaga e i controlli latitano, notoriamente: ci siamo abituati a vivere pericolosamente.
Tra morti, feriti e invalidi, sulle strade si consuma ogni giorno una specie di guerra, che fa notizia solo nei casi più estremi (di solito, quando qualche pirata della strada ammazza e fugge). Mentre siamo ormai assopiti e assuefatti di fronte a comportamenti che, essendo diffusi e quotidiani, sembrano a volte per ciò solo anche legittimi (fino a quando non ci colpiscono direttamente).
Le regole stanno spesso scritte solo sulla carta, mentre dovrebbero viaggiare insieme all’educazione.
Su tutto questo, anche gli operatori dell’informazione dovrebbero interrogarsi e fare la propria parte.
 

Quando vuole, dott. Mannoni, siamo disponibili a venire a discutere dei temi della sicurezza stradale, della mobilità siostenibile, di quanto è indietro il nostro Paese in confronto i nostri partner europei. Perché questo è uno spread aggiuntivo, che non si misura solo in termini economici, ma anche di qualità della vita.
Uno spread che ci costa caro. Assai più caro di quel miliardo di contravvenzioni che sono state forse elevate a Roma ma che non è neppure detto che vengano riscosse, poiché fra l’altro, come credo Lei sappia bene, il contenzioso sulle contravvenzioni stradali è altissimo, scala tutti i gradi di giudizio anche sino alla Cassazione – e non sempre da parte di chi è convinto delle proprie ragioni – e spesso le procedure agevolano i furbi.
Ad esempio con il meccanismo del silenzio-assenso nei ricorsi per via prefettizia, che di fatto cancellano – per le note inefficienze della macchina amministrativa – una grande quantità delle contravvenzioni comminate e minano alla base lo stesso principio di legalità, peraltro in Italia assai logoro.
 

Distinti saluti

 

Eugenio Galli
responsabile Servizio Legale FIAB