Contromano (il film)

“Questo film è dedicato ai sognatori che ancora esistono e soprattutto resistono anche in tempi bui, a coloro che non si rassegnano, e a quelli che, nonostante tutto, non si stancano di cercare una strada migliore”.

 

Questa è la dedica che gli autori aggiungono al loro lavoro. Contromano (il film): un film documentario di S. Gabbiani. Un viaggio in bici e sulle bici, nell’arco ideale di una giornata, dall’alba alla notte, tracciando gli orizzonti di Torino, emblema di città post-industriale: speranze e grandi opportunità per reinventarsi, accompagnate alle difficoltà di chi arranca con fatica.

 

 

Perchè “Contromano”?

 

Contromano è un titolo immediato, che va al nodo cruciale di questo film, ossia guardare, osservare e vivere le cose da un punto di vista diverso da quello convenzionale. E tutti i personaggi qui rappresentati hanno vissuto e ancora vivono percorsi di vita che sono, in un modo o nell’altro, controcorrente. O contromano, per usare un termine oggi molto vicino e molto importante per il mondo della bici.

 

Il titolo richiama un tema molto discusso. Ha mica a che fare con il Senso Unico Eccetto Bici?

 

Qualcosa c’entra. Nel film si parla della questione della percorrenza in strada in entrambi i sensi da parte di chi va in bici. Si sottolinea quanta poca tolleranza ci sia da parte di chi va in auto, e si prende come esempio un episodio di enorme violenza accaduto a Torino qualche settimana fa, che ha visto coinvolta una ragazza che per il solo fatto di essere andata in bici contromano è stata selvaggiamente picchiata da un uomo, se così si può definire un simile elemento.

La ragazza ha poi postato sulla propria bacheca Facebook le sue foto che la ritraevano con diverse tumefazioni sul volto e la vicenda ha fatto molto discutere.

 

Sbirciando fra le immagini si vede una locandina del Bike Pride… 

 

Da principio, quando è nata l’idea di fare un film documentario sul mondo delle bici a Torino, tradizionalmente identificata come città dell’auto nell’immaginario collettivo, avevo in mente di mostrare chi ci fosse dietro la sempre più popolare ed affollata manifestazione dell’orgoglio bici (che a Settembre ha visto la partecipazione di circa 50000 persone). Così ho contattato Fabio Zanchetta, uno degli organizzatori e attivisti di Bike Pride che da subito ha partecipato con entusiasmo al progetto e che ci ha rilasciato una lunga intervista, toccando diversi punti relativi alla mobilità sostenibile, in una chiave profondamente originale. Alcuni estratti dell’intervista saranno visibili nel film, una volta terminato.

 

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Siete amanti della bici anche voi? Com’è nata l’idea di un docu-film sulla bicicletta?

 

Siamo amanti della bici, sì, ma soprattutto siamo amanti di un’idea diversa di spazio urbano da quella ancora in voga oggi. Uno spazio che dovrebbe essere concepito per l’essere umano e le sue relazioni sociali, e non per l’intasamento di macchine e smog. La città sarebbe molto più vivibile senza le auto e il traffico che esse portano. Questo già si può vedere nelle aree pedonali, ancora poche a dire il vero, della città, molto apprezzate da tutti e dai commercianti stessi che hanno visto i loro introiti crescere invece che diminuire come spesso si sente ancora erroneamente affermare. Inoltre vorremmo vedere Torino, e in generale l’Italia, un po’ più pulita, un po’ più libera dai veleni che respiriamo ogni giorno e che causano morte e costi sanitari spropositati. La Fiat, di nome e di fatto, non esiste praticamente più. Sta a noi non rassegnarci e provare a costruire un’idea di città diversa.

Il film nasce con l’obiettivo di portare un piccolo contributo a quest’idea diversa di città e, forse, di vita.

(intervista a Stefano Gabbiani: regista) 

 

Di cosa parla il film?

 

In una Torino travolta da importanti trasformazioni, un tempo città industriale di fama internazionale (la cosiddetta “città dell’automobile”), e oggi alla ricerca di una nuova, e ancora incerta, identità, si intrecciano diverse storie, sfiorandosi, il cui fil rouge è rappresentato dal più semplice mezzo di locomozione esistente: la bicicletta.

 

Partendo da un’analisi sulle politiche di mobilità sostenibile attuate (o non attuate adeguatamente) dalla città, si arriva al fulcro di questa narrazione: le storie di due piccole ciclofficine aperte di recente, e delle persone che qui dentro lavorano. Persone che tramite la bici stanno vivendo la concreta possibilità di reinventarsi, come in parte accade alla loro città, e che, pur provenendo da storie e mondi molto diversi tra loro, sono testimoni di un riscatto personale e professionale ancora oggi possibile.

 

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A loro si affianca, quasi nascosta, la presenza di una nuova categoria di emarginati ed invisibili delle nostre città: i “raccoglitori”, coloro che spostandosi ogni giorno sulla propria bici si muovono tra i bidoni alla ricerca di qualche “pezzo pregiato” da riciclare e rivendere.

 

Un viaggio in bici e sulle bici, nell’arco ideale di una giornata, dall’alba alla notte, tracciando gli orizzonti di Torino, emblema di città post-industriale: speranze e grandi opportunità per reinventarsi, accompagnate alle difficoltà di chi arranca con fatica.

E una domanda da lasciare a tutti noi: in un periodo di profonda crisi come quello che attraversiamo, la riscoperta di un mezzo semplice, economico ed ecologico come la bici che ruolo può avere, che novità può portare?

 

 

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Le due officine protagoniste del film

 

Bikezone Vanchiglia via Tarino 11 10124 Torino. Si trova nel quartiere Vanchiglia, a due passi dal centro e accanto alle sedi universitarie della città. Alberto lavora insieme a sua moglie Gloria nell’ officina Bikezone aperta ormai da tre anni.

Officina Bici via Oropa 61 10153 Torino. Si trova nel quartiere Vanchiglietta, a poca distanza da Vanchiglia e non lontano dalla collina di Superga. Insieme ad Alberto, titolare dell’officina, lavorano Luca e Gianluca. La ciclofficina è aperta da quasi due anni.

 

Crowd-Funding

 

Questo progetto è stato finora interamente autofinanziato. Di questi tempi si dice, spesso a ragione, che soldi non ce ne sono e che quindi bisogna in qualche modo inventarseli. Ed è esattamente quello provano a fare.

Infatti, al fine di completare questo lavoro, lo staff ha bisogno del contributo per finanziare la post-produzione, la colonna sonora, il sito internet, le spese legali (diritti d’autore), le spese di traduzione del documentario, e per ricompensare, almeno parzialmente, le persone che hanno fin qui lavorato al film senza ricevere alcun compenso per il loro impegno.

Ogni vostro contributo, piccolo o grande che sia, sarà fondamentale per far vivere le storie che hanno incontrato e filmato.

 

Credits

 

Regia: Stefano Gabbiani

Aiuto regia e camera: Elisabetta Michienzi

Seconda camera: Angelo D’Agostino

Produzione: Lacumbia Film

Sito Web: Fulvio Savone

 


 

Se volete saperne di più su questo progetto visitate il sito www.contromanoilfilm.com

 

Se volete contribuire https://www.produzionidalbasso.com/project/contromano/