Convincere i politici ad investire in infrastrutture ciclabili

di Giancarlo Romanini

 

Per chi si interessa, per lavoro o per passione, di ciclabilità, tenersi informati su quanto si fa nel mondo è un impegno che può risultare parecchio frustante.

Perché porta all’amara constatazione non tanto dell’inadeguatezza della nostra normativa, che impedisce o rende molto complicato fare cose che altrove sono di uso comune, come l’eccetto bici, le case avanzate, ecc., ma piuttosto della arretratezza culturale profonda e generalizzata, portatrice di un approccio ai problemi – non solo quelli della mobilità – irrazionale e per nulla lungimirante.

 

Non fa eccezione l’articolo pubblicato lo scorso giugno sul sito della Cycling Embassy of Denmark dal titolo: “Convincere i politici ad investire in infrastrutture ciclabili”.

Nell’articolo si spiega come il tradizionale supporto alla mobilità ciclistica da parte della politica danese sia dovuto anche alla constatazione che investire in ciclabilità conviene.

Conviene economicamente, alle casse dello Stato e quindi alle tasche dei cittadini.

Per determinare questa convenienza si utilizzano metodi di analisi economica avanzata, includendo molti parametri, comunemente ignorati o sottostimati.

Nella valutazione dei costi delle infrastrutture stradali vengono infatti conteggiati, oltre ai costi di costruzione, ai volumi di traffico, ai tempi di percorrenza, ecc., anche i benefici diretti ed indiretti della ciclabilità.

I piani del traffico devono contenere l’obbiettivo di ripartizione modale, includendo ovviamente gli spostamenti in bicicletta, e determinare il costo unitario per chilometro percorso da ogni tipo di veicolo rispetto ad una serie di parametri che hanno a che fare con la salute, la vivibilità, la tutela ambientale.

Monetizzando questi parametri si evidenziano i benefici economici (che sappiamo non essere i soli, tra l’altro) della bicicletta rispetto all’automobile.

 

Vediamo quali sono, schematicamente, i benefici che rendono conveniente  favorire l’uso della bicicletta al posto dell’automobile (e anche, in misura minore, del trasporto pubblico), facendo risparmiare un sacco di soldi a tutti.

 

Salute: prevenzione dell’obesità e di una lunga lista di malattie e morti ad essa collegate; riduzione dell’inquinamento atmosferico e quindi delle malattie e morti ad esso collegate; riduzione dello stress con conseguente aumento di produttività lavorativa; riduzione dell’inquinamento acustico (altro notevole fattore di stress); migliore rendimento scolastico; riduzione degli incidenti (più ciclisti ci sono meno sono gli incidenti rilevati).

 

Vivibilità: riduzione della quantità di traffico e delle congestioni; riduzione della produzione di CO2 che favorisce i cambiamenti climatici; valorizzazione degli spazi pubblici; valorizzazione delle attività commerciali di quartiere; arricchimento della vita sociale; attrattività turistica.

 

Inserendo nella valutazione economica costi/benefici questi parametri non ci dovrebbero essere dubbi circa l’opportunità di promuovere con forza la ciclabilità.

 

Nell’articolo si sostiene che: “calcoli e numeri sono i migliori amici dei politici”.

Forse in Danimarca; purtroppo i nostri politici coltivano di preferenza ben altre amicizie.