Lo spazio che manca nelle città. Ecco perché verde, parchi e alberi fanno la differenza

Lo spazio che manca nelle città. Ecco perché verde, parchi e alberi fanno la differenza

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La questione non è soltanto avere più bici in circolazione.

Per cambiare le città FIAB si impegna da oltre 30 anni con l’obiettivo che ci siano sì più ciclabili, più infrastrutture, più sicurezza per chi pedala e cammina. Ma la ricetta del cambiamento urbano prevede un sacco di altri ingredienti: strade scolastiche, zone 30, pedonalizzazioni, mezzi pubblici efficienti, perfino campagne di comunicazione per far sì che chi è alla guida non perda mai la concentrazione e sia prudente per evitare incidenti. Nella caldissima estate 2026 un altro elemento è stato spesso citato ed è il verde. In risposta alle isole di calore che peggiorano la vivibilità dei centri urbani, gli alberi e i parchi cittadini rappresentano un presidio di salute pubblica non indifferente.

FIAB rivendica più spazio pubblico non soltanto per le persone, ma anche per il verde come risposta agli effetti dei cambiamenti climatici. Partiamo con una serie di articoli in cui approfondiamo lo “spazio urbano” da varie angolature, per mostrare che le città a cui ambiamo sono più belle e più vivibili per tutti. Non solo per chi pedala.

Troppe-auto

Mancano parcheggi per auto. E di è la colpa?

Prendiamola alla larga. Un recente articolo pubblicato su Altraeconomia ha messo in evidenza un trend dell’industria automobilistica. Entro il 2040 i parcheggi per auto in Europa potrebbero calare dall’8,5% al 14% e in città come Milano e Roma si stima che un parcheggio su dieci sparirà. La ragione di tutto questo non è però da ricercare nella scelta dei comuni di togliere parcheggi: sono le auto che sono diventate più grande e dunque richiedono più spazio.

A elaborare questi dati è stato uno studio di T&E e Clean Cities Campaign secondo il quale dal 2000 a oggi, “la lunghezza media delle auto di nuova immatricolazione cresce di 1,2 cm all’anno, mentre l’altezza complessiva di 0,5 cm all’anno”. Potranno essere elettriche, più efficienti dal punto di vista delle emissioni, perfino più sicure per i sensori e la tecnologia a bordo. Eppure continuano a occupare spazio su cemento e non solo.

Basta una rapida occhiata alle nostre città per capire che molte auto vengono parcheggiate in aree verdi o in zone dove un tempo c’era l’erba e oggi un terreno rovinato. Un’auto parcheggiata non è una questione legata alla sicurezza, ma al suolo pubblico che viene occupato. Si calcola che in Italia, nelle ore di punta, appena il 10% delle auto sia in circolazione. Il restante 90% è parcheggiato da qualche parte.

Il verde in Italia: come siamo messi?

Con estati torride e la vita nelle città che diventa particolarmente complessa, il verde rappresenta come dicevamo un patrimonio su cui è cruciale investire per ridurre le temperature e aumentare i luoghi pubblici in cui l’ombra può offrire refrigerio e comfort alle persone. In Italia la situazione è abbastanza disomogenea: stando a un recente articolo del Post nella top 5 delle città con più alberi ogni 100mila abitanti troviamo Modena, Trieste, Cremona, Mantova e Brescia. L’analisi, basata su dati Instat, ha preso in esame soltanto il patrimonio arboreo gestito dai comuni.

Al di là della classifica, che in un certo senso penalizza le città più grandi, è importante capire che lo spazio pubblico dedicato al verde e ai parchi rappresenta una risorsa notevole per il presente e il futuro delle città. Il cemento, senz’altro necessario per le strade, ha una controindicazione termica: assorbendo calore durante il giorno diventa un termosifone diffuso che resta acceso di sera e di notte.

Il depaving per il verde (e l’acqua)

Dunque che fare? Tra le pratiche più interessanti c’è la depavimentazione (o depaving) e il caso di Genova è emblematico dal momento che la città ha inserito questa pratica nel piano urbanistico con incentivi ai privati per metterla in atto. «Invece di costruire marciapiedi e parcheggi, i privati ricevono sgravi fiscali se scelgono di destinare i loro oneri di urbanizzazione a opere di depavimentazione. Chi lo fa, però, si impegna anche a occuparsi di quelle aree per i dieci anni successivi», ha dichiarato l’assessora al verde urbano Francesca Coppola.

Se c’è più verde a cascata troviamo un altro risultato importante in termini di sicurezza urbana. Come si legge sul blog di Treedom durante le piogge un terreno erboso assorbe meglio l’acqua piovana, come una spugna, senza scaricarla direttamente in canali e poi corsi d’acqua.

Il depaving è una best practice che si è diffusa in tutto il mondo ed è nota da quasi 20 anni. La BBC ha citato il Depave group di Portland, fondato nel 2008 nella città considerata culla di questo movimento. I risultati si vedono in tutto il mondo, anche in Europa: a Lovanio, in Belgio, solo nel 2023, il progetto Life Pact ha calcolato che la rimozione di 6.800 metri quadrati di asfalto ha permesso l’infiltrazione nel terreno di 1,7 milioni di litri d’acqua.

A livello teorico ci sono pochi dubbi sulla bontà del depaving per restituire spazio al verde e toglierlo al cemento (dunque anche alle auto). Sul sito del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica si legge che “il depaving risponde a una crescente esigenza di “rinaturalizzare” gli spazi urbani. L’urbanizzazione massiva ha portato alla cementificazione di vaste aree, riducendo la capacità dei suoli di assorbire l’acqua e aumentando le temperature cittadine”.