Parlamento News: notiziario del 02.11.2013
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 Notizie dal Parlamento

 

Senato. Mobilità ciclistica, critiche sui fondi

Invariata la dotazione di risorse già stanziate nel 2013 a carico del Fondo per il finanziamento degli interventi a favore della mobilità ciclistica. Questa una delle critiche contenute in uno degli schemi di rapporto sullo stato di previsione del ministero dei Trasporti per il triennio 2014-2016, precisamente nello schema di rapporto proposto dai senatori del Movimento 5 stelle Andrea Cioffi, Rosetta Enza Blundo, Lello Ciampolillo e Marco Scibona il 28 ottobre in commissione Lavori pubblici.  I parlamentari hanno argomentato la critica tenendo  conto che “la promozione della mobilità ciclistica, attraverso misure volte a renderla più sicura e completamente integrata con i sistemi di trasporto pubblico, trova la sua ragion d’essere nella tutela della salute, nella sostenibilità ambientale, nella vivibilità e socialità nelle città e nell’equità sociale”.

Di seguito il link al dibattito in commissione:

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=17&id=721449

 

Camera. Infortuni in itinere, la risposta dell’esecutivo

Le istanze avanzate dalla Fiab sugli infortuni in itinere potrebbero trovare accoglimento solo a condizione di introdurre modifiche normative difficilmente compatibili con l’attuale assetto sistematico della materia. A ribadire quanto già espresso di recente, sempre rispondendo ad un’interrogazione, il ministro del Lavoro Enrico Giovannini. Questa volta l’esponente dell’esecutivo ha risposto ad un atto di sindacato ispettivo promosso dal deputato del Pd Ermete Realacci, il quale chiedeva di dare seguito alla petizione popolare promossa dalla Fiab affinché l’infortunio occorso al lavoratore che si reca a lavoro in bicicletta sia sempre riconosciuto a prescindere dal luogo in cui esso accade o dalla necessità della bicicletta come solo mezzo di trasporto per recarsi dalla propria abitazione al luogo di lavoro. La risposta del ministro è stata pubblicata il 18 ottobre tra gli atti della Camera.

Di seguito il testo dell’interrogazione e la risposta del ministro:

REALACCI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

sulla spinta di un pesante rincaro dei carburanti ma anche di una crescente sensibilità ai temi dell’ambiente e del progressivo aumento delle piste ciclabili, il ricorso alla bicicletta, la propria o una di quelle disponibili tramite i servizi di bike-sharing, si sta sviluppando anche quale valido mezzo di trasporto per coprire il «tragitto casa-luogo di lavoro»;

il crescente uso della bicicletta si contrappone poi a strade sempre più caotiche e trafficate con gravi pericoli per i ciclisti;

da un recente articolo di Antonio Cianciullo pubblicato su La Repubblica il 24 aprile 2013, si evince che dai dati del 2012 si conferma la tendenza a un ritorno alle due ruote. E non si tratta di acquisti solo per la passeggiata salutista domenicale, bensì un numero crescente di persone sceglie la bici come mezzo di trasporto;

a questo proposito, anche attraverso un’efficace azione di sensibilizzazione e di tutela per quanti scelgono la bicicletta per recarsi a lavoro promossa dalla FIAB-Federazione italiana amici della bicicletta, l’Inail si è pronunciato nel senso di ritenere che, ai fini dell’«indennizzabilità» dell’infortunio in itinere, l’indagine sul carattere di necessità d’uso della bici sia valida in mancanza di altro mezzo utile e/o solamente nei casi di evento lesivo avvenuto su strade aperte al traffico di veicoli a motore. Perciò vanno quindi tenuti distinti gli incidenti occorsi su piste ciclabili o zone interdette al traffico o misti;

la bicicletta è come detto un mezzo di trasporto al quale ricorre un numero sempre crescente di cittadini per i trasporti urbani anche come proposta di mobilità sostenibile nelle città. Inoltre, non si dimentichi come il ciclo turismo stia diventando un tipo di vacanza sempre più diffusa tra gli italiani;

una rete di piste ciclabili estesa, percorsi davvero protetti, segnaletica ad hoc, ciclo-parcheggi sono peraltro presupposti indispensabili per favorire la mobilità in bicicletta, insieme ad un’adeguata politica di sensibilizzazione all’uso di questo mezzo di trasporto;

il consiglio comunale di Bologna, città importante e in cui l’uso della bicicletta è ampiamente diffuso, ha approvato all’unanimità, già nel 2012, un ordine del giorno a sostegno della campagna FIAB per una copertura INAIL completa anche in presenza di possibile utilizzo di altro mezzo;

l’interrogante ha presentato un analogo atto di sindacato ispettivo (n.?4-14623) anche nella XVI legislatura a cui non è stata data, nonostante i solleciti, alcuna risposta?–:

se il Ministro interrogato sia a conoscenza della questione e non ritenga utile, tramite una circolare ministeriale, dare seguito alla petizione popolare promossa dalla FIAB in cui viene chiesto che l’infortunio occorso al lavoratore che si reca a lavoro in bicicletta sia sempre riconosciuto a prescindere dal luogo in cui esso accade o dalla necessità della bicicletta come solo mezzo di trasporto per recarsi dalla propria abitazione al luogo di lavoro.

(4-00311)

RISPOSTA. — Con riferimento all’interrogazione in esame, con cui si chiede che l’infortunio occorso al lavoratore che si reca al lavoro in bicicletta sia sempre riconosciuto, a prescindere dalla necessità dell’uso del mezzo privato e del luogo in cui esso accade, si rappresenta quanto segue.

L’attuale disciplina in materia di infortunio in itinere è contenuta nell’articolo 12 del decreto legislativo n.?38 del 2000 che, recependo i princìpi interpretativi elaborati dalla giurisprudenza della Corte di cassazione, stabilisce i criteri in presenza dei quali opera l’assicurazione infortunistica.

Al riguardo, elemento necessario è che l’infortunio si sia verificato durante il normale tragitto che collega il luogo di abitazione da quello di lavoro, percorso a piedi o con mezzo pubblico di trasporto. La copertura assicurativa è altresì garantita anche nei casi di utilizzo di un mezzo di trasporto privato purché «necessitato», mentre è esclusa nel caso di deviazioni o interruzioni dal normale tragitto non necessitate.

Nel silenzio del legislatore, la giurisprudenza recente (da ultimo Consiglio di Stato. Adunanza generale, parere 22 febbraio 2011, n.?808) ha interpretato il concetto della «necessità» del mezzo privato secondo un criterio di «ragionevolezza», intendendo con ciò far riferimento non solo alle esigenze organizzative dell’attività lavorativa, ma altresì alle esigenze di vita familiare del lavoratore.

L’articolo 12 del citato decreto, inoltre, pur non facendo espresso riferimento alla bicicletta, non subordina l’indennizzabilità dell’infortunio in itinere all’utilizzo di particolari mezzi di trasporto.

Sulla base di tali premesse, con riferimento all’indennizzabilità degli infortuni «in itinere» occorsi utilizzando la bicicletta, l’INAIL ha impartito istruzioni nel senso di ritenere che l’uso necessitato della bicicletta, per assenza o insufficienza dei mezzi pubblici di trasporto o per la non percorribilità a piedi del tragitto (considerata la distanza tra l’abitazione e il luogo di lavoro), costituisca discrimine ai fini dell’indennizzabilità soltanto quando l’evento lesivo si verifichi nel percorrere una strada aperta al traffico di veicoli a motore e non invece quando tale evento si verifichi su pista ciclabile o zona interdetta al traffico.

Infatti, nell’ipotesi in cui il lavoratore affronti il traffico veicolare a bordo del mezzo di trasporto privato esponendosi, per sua libera scelta, ad un rischio maggiore rispetto a quello gravante sugli utenti dei mezzi pubblici di trasporto (cosiddetto rischio elettivo), occorrerà, ai fini dell’indennizzabilità dell’evento lesivo, verificare la necessarietà dell’utilizzo del mezzo suddetto.

Viceversa, nell’ipotesi in cui il lavoratore non si esponga al suddetto rischio, aggravato dalla scelta del mezzo di trasporto privato, percorrendo una pista ciclabile e/o un percorso protetto ed interdetto al traffico dei veicoli a motore, l’eventuale infortunio occorso su tale tragitto dovrà essere indennizzato a prescindere dalla valutazione della necessarietà del mezzo stesso.

Sulla base di tali considerazioni, si fa presente che la legislazione vigente in materia non consente, al di fuori dei limiti descritti, di estendere ulteriormente, per via interpretativa, la tutela degli eventi occorsi in itinere.

Conclusivamente, si osserva che le istanze avanzate dalla FIAB (Federazioni italiana amici della bicicletta) potrebbero trovare accoglimento solo a condizione di introdurre modifiche normative invero difficilmente compatibili con l’attuale assetto sistematico della materia.

Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali: Enrico Giovannini.

 

Camera. Infortunio in itinere, odg per impegnare il governo

Inserire l’uso della bicicletta coperto da assicurazione, anche nel caso di percorsi brevi o di possibile utilizzo del mezzo pubblico, all’interno dei casi previsti dall’articolo 12 del decreto legislativo 23 febbraio 2000, n.?38, recante disposizioni in materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali a norma dell’articolo 55, comma 1, della legge 17 maggio 1999, n.?144. A chiedere quest’impegno del governo un ordine del giorno presentato il 24 ottobre durante la discussione sulle disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni. L’ordine del giorno vede come primo firmatario Diego De Lorenzis del Movimento 5 stelle.

Di seguito il testo dell’ordine del giorno:

A.C. 1682-A – Ordini del giorno

La Camera,

premesso che:

secondo un sondaggio del 2013 condotto da Legambiente e Irp Marketing, l’uso della bici in Italia è aumentato di tre volte nei giorni feriali. Se nel 2001 solo il 2,9 per cento degli italiani utilizzava la bicicletta per muoversi in città, oggi è il 9 per cento dei cittadini sceglie le due ruote per muoversi negli spazi urbani. In cifre questa percentuale corrisponde a circa 5 milioni di persone;

sempre più persone in Italia scelgono la bicicletta come mezzo di trasporto anche per recarsi al lavoro, non solo per il vantaggio in termini di risparmio economico, ma anche in termini di tutela ambientale. L’utilizzo della bicicletta al posto delle autovetture, si traduce in un minor impatto ambientale, evitando di produrre emissioni di inquinanti e di particolato proveniente dagli scarichi dei veicoli a motore;

l’utilizzo della bicicletta al posto delle autovetture, negli orari «di punta» favorisce un miglior flusso circolatorio del traffico urbano, di fatto, riducendo lo spazio stradale che normalmente viene occupato dall’autovettura, l’utilizzo della bicicletta impedisce la formazione di lunghe code e di ingorghi, limitando quindi le congestioni urbane dovute al traffico veicolare;

????l’articolo 12 del Decreto legislativo 23 febbraio 2000 n.?38 recante «Disposizioni in materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali a norma dell’articolo 55, comma 1, della legge 17 maggio 1999, n.?144» prevede, all’articolo 12, «l’infortunio in Itinere»;

l’infortunio in itinere consiste nell’infortunio occorso al lavoratore durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro, oppure durante il normale percorso che collega due luoghi di lavoro se il lavoratore ha più rapporti di lavoro e, qualora non sia presente un servizio di mensa aziendale, durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione abituale dei pasti. Tuttavia l’articolo 12 non specifica se l’uso della bicicletta sia ricompreso tra i casi in oggetto,

impegna il Governo

ad inserire l’uso della bicicletta coperto da assicurazione, anche nel caso di percorsi brevi o di possibile utilizzo del mezzo pubblico, all’interno dei casi previsti dall’articolo 12 del decreto legislativo 23 febbraio 2000, n.?38, recante disposizioni in materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali a norma dell’articolo 55, comma 1, della legge 17 maggio 1999, n.?144.

9/1682-A/1. De Lorenzis, Dell’Orco, Catalano, Nicola Bianchi, Liuzzi, Cristian Iannuzzi, Paolo Nicolò Romano, Rizzetto, Cominardi, Rostellato, Bechis, Segoni, Scagliusi, Gandolfi, Zardini, Mognato, Nardi, Quaranta, Brandolin, Paola Bragantini, Gribaudo, Migliore, Prataviera, Attaguile, Busto, Daga, De Rosa, Terzoni, Decaro, De Menech, Pastorelli, Di Benedetto.

 

Camera. Codice della strada, riprendono i lavori in commissione

Tra i criteri direttivi della proposta di riforma del Codice della strada anche l’adozione di misure per la tutela dell’utenza debole sulle strade, inserendo pure sistemi di maggiore tutela e di visibilità notturna per i ciclisti. Lo ha ricordato il relatore, Paola Gandolfi del Pd, il 23 ottobre in commissione Trasporti riprendendo brevemente il contenuto del disegno di legge fermo alla seduta del 27 giugno. L’articolo 1 della propsota prevede una delega al governo ad adottare, entro diciotto mesi dall’entrata in vigore della legge, decreti di revisione e riordino del codice della strada. L’articolo 2,  dopo aver individuato le finalità che devono essere perseguite nell’esercizio della delega – quali ad esempio, sicurezza stradale, semplificazione delle procedure, razionalizzazione, proporzionalità ed efficacia delle sanzioni – e i principi ai quali tale esercizio deve conformarsi, definisce in modo dettagliato i criteri direttivi a cui uniformare i decreti.

Di seguito il link ai lavori della commissione:

http://www.camera.it/leg17/824?tipo=C&anno=2013&mese=10&giorno=23&view=&commissione=09&pagina=#data.20131023.com09.bollettino.sede00020.tit00010