Codice della Strada, e quanto buonsenso?

di Valerio Parigi

 

12 novembre, aprendo il Corriere della Sera “Motori” salta agli occhi un titolo che promette bene: Codice della Strada – sensi unici e poco buonsenso, con l’ancor più appetitoso sottotitolo: Comincia l’iter per la riforma: dai limiti di 30 km/h in città alla circolazione delle biciclette anche in «contromano».

 

L’autore è Maurizio Donelli (capo desk Motori del Corriere) e scrive sulle recenti proposte ANCI di modifiche al codice della strada, a favore della bicicletta e a tutela degli “utenti deboli” (vedi qui). Modifiche, è bene sottolinearlo, di adeguamento alla normativa e alle politiche della mobilità di tutta Europa, con molti anni di ritardo.

Il presupposto ci rassicura, una breve scorsa ed arriviamo in fondo tutto d’un fiato.  

 

Bene, partiamo dalla fine, dove l’articolista ci dispensa vere lezioni di vita.

 

«A tutela dei ciclisti non sarebbe più utile rendere obbligatori casco, assicurazione e targa?»

 

Non si vede in che modo assicurazione e targa renderebbero più sicuro il ciclista, a meno che non vengano da uno sciamano. Restando fra biechi razionalisti, l’unico paese al mondo che li aveva, la Svizzera, li ha aboliti nel 2011. Quanto al casco, il buon Donelli si spinge a richiederne l’obbligo anche per i pedoni? I rischi sono molto simili e hanno le stesse cause, il terrore motorizzato. L’obbligo del caschetto ai ciclisti non esiste in nessun dei paesi a “ciclabilità sviluppata”, non in Olanda, non in Danimarca, non in Germania. Saranno tutti scemi? Uno dei pochissimi paesi al mondo che hanno un tale obbligo generalizzato, l’Australia, ha ottenuto effetti opposti a quelli attesi e sta seriamente pensando di far marcia indietro.cuore 30

 

Torniamo all’inizio del pezzo, dove il nostro buon Donelli “trasecola” fin dalle prime battute:

 

«limite a 30 km all’ora per le auto lungo le strade cittadine» 

 

Mon dieu, e perchè mai dovremmo fare quello che ormai è normale in tutta Europa? A Berlino per es. le zone 30 coprono il 70% del tessuto urbano, in pratica sempre eccetto le direttrici di scorrimento. Il trend è generalizzato di là dalle Alpi, ed è esattamente quello che propone il documento ANCI (e Fiab, da anni). I motivi di tanta follìa il lettore interessato, fra cui forse Donelli, li può trovare con una ricerchina Google e ruotano intorno a sicurezza stradale, vivibilità delle nostre città, inquinamento. Tutti parametri in cui l’italia è in fondo alle classifiche europee.

 

E poi, orroreeee: 

 

«circolazione in doppio senso delle biciclette nelle strade a senso unico»

 

Un giretto nelle città europee (e varie italiane), con occhi aperti, e si scopre che è già così (vedi figura), in modo massiccio, all’interno appunto delle zone 30 da molti anni: non solo non c’è stata e non c’è la strage degli innocenti, tutte le rilevazioni e indagini dimostrano che i sensi unici eccetto bici riducono l’incidentalità, non solo per i ciclisti, per tutti.

 

«Ma hanno idea, sempre i sindaci, di quale impatto violento può provocare un’auto anche solo a trenta all’ora su una persona?» 

 

Appunto, marcatamente minore che a 50 Km/h (o peggio), anche nei rarissimi casi di scontro frontale fra bici e mezzo motorizzato, di cui si accennava sopra. Idem per pedoni, bambini, o anche per l’alberello sull’aiuola della zona 30.

attraversamento ciclabile 

All’articolista, e a molti altri, non piace neanche questo:

 

«l’utenza debole va tutelata attribuendo l’onere della prova al soggetto meno vulnerabile»

 

Interessante, è già così nel caso dei pedoni, e la proposta del documento ANCI vuole che valga esplicitamante anche per i ciclisti, adeguando la nostra legislazione non a quella di Saturno ma per es. al Belgio o altri luoghi sperduti. Terribile no? 

 

Ma l’orrore maggiore trova espressione nell’articolo alla voce “piste ciclabili“:

 

«E le auto dove le mettiamo?» 

 

Qui si concentrano tutte le angosce. Che vuoi che sia se pedalando su strada si rischia di essere stritolati? L’importante è parcheggiare sotto casa, epperdiana! En passant, nell’ira funesta l’estensore dell’articolo prende anche alcuni abbagli: le piste ciclabili vanno realizzata sulle direttrici a traffico intenso, al di fuori di questo reticolo si applicano le zone 30 e relative misure di traffic calming (“moderazione del traffico”), in esse non servono piste ciclabili, ma si circola in condivisione degli spazi, dopo aver disinnescato la causa del pericolo, veicoli motorizzati e velocità.

 

Forse un’occhiatina oltre le Alpi, o chiedere un po’ in giro, potrebbe essere d’aiuto prima di scrivere articoli …