Atlante delle ferrovie dismesse; opportunità per incrementare la rete ciclabile nazionale?

Atlante delle ferrovie dismesse; opportunità per incrementare la rete ciclabile nazionale?

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Un Atlante delle linee ferroviarie dismesse raccolte in un unico volume per illustrare il valore culturale, storico, architettonico e paesaggistico di linee e fabbricati non più utilizzati per l’esercizio ferroviario.

La 20esima edizione di Ecomondo, la fiera internazionale del recupero di materia ed energia e dello sviluppo sostenibile, tenutasi a Rimini Fiera il novembre scorso, è stata l’appuntamento scelto da Ferrovie dello Stato Italiane e Rete Ferroviaria Italiana per presentare l’Atlante delle linee dismesse.

La pubblicazione è stata consegnata da Claudia Cattani, presidente di RFI, a Stefano Zunarelli, Struttura tecnica di missione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Insieme all’Atlante, Lorenzo Radice, responsabile delle Politiche ambientali del Gruppo FS Italiane, ha presentato anche il Rapporto di Sostenibilità 2015 del Gruppo.

L’Atlante raccoglie più di 120 schede dettagliate – dati tecnici e storici, fotografie e posizione geografica delle ex linee, oltre a qualche accenno ai contesti circostanti per comprendere le potenzialità e i possibili benefici – relative a circa 1.500 km di linee ferroviarie, lungo le quali sono collocate più di 400 stazioni e migliaia di fabbricati.

Il volume è rivolto in particolare alle Amministrazioni pubbliche e alle Associazioni interessate a individuare possibili forme di riuso e riconversione, sia in chiave turistica e sia per una mobilità ecosostenibile, degli asset e dei luoghi non più funzionali al core business industriale e per creare attività e iniziative dedicate al territorio e ai cittadini.

Le Greenways – ha sottolineato Claudia Cattani, presidente di Rete Ferroviaria Italiana – sono l’occasione per riqualificare le linee ferroviarie non più in esercizio e per sviluppare un turismo ecosostenibile, mettendo a disposizione degli Enti locali e delle associazioni a vario titolo sedimi ferroviari per la mobilità dolce e le attività turistiche. Le stazioni dismesse potranno essere cedute sia per iniziative imprenditoriali che valorizzino il territorio, come ostelli, officine per manutenzione biciclette, punti vendita di prodotti tipici locali, sia per le attività di Enti locali o di Associazioni no profit, quali ad esempio uffici di servizi ai cittadini o piccoli musei delle tradizioni territoriali. Importanti esempi di come le linee dismesse – ha concluso Cattani – possano essere riutilizzate sono già presenti sul territorio italiano grazie al lavoro sinergico di RFI, Enti locali e Ministeri competenti.”

Vari i motivi per i quali si sceglie la definitiva dismissione del tracciato ferroviario: insufficienza della domanda di trasporto, che rende improduttivo il mantenimento del servizio ferroviario; realizzazione di linee più performanti con varianti di tracciato e conseguente dismissione del tratto di linea non più utilizzato.

Dei 1.474 km complessivi di linee schedate, ben 443 si trovano nella sola Sicilia, dove molte sono le linee costiere, tra cui la Fiumefreddo di Sicilia-Catania Ognina, la Terme Vigliatore-Messina Scalo o la Noto-Pachino, che si affiancano a tratti come l’Alcantara-Randazzo, il cui riuso è anche da tempo al centro dell’attenzione di comitati di cittadini e associazioni del territorio. Seguono Veneto e Piemonte seguono con 113 km di percorsi suddivisi tra linee medie e, per lo più, piccole tratte.

Nell’Italia centrale, di notevole interesse culturale e paesaggistico sono i quasi 50 km della Fano-Fermignano-Urbino (di cui il coordinamento regionale FIAB Marche ha recentemente chiesto la conversione in percorso ciclabile) e i 25 km della Lucca-Pontedera Bagni di Casciana. Mentre pochi degli indispensabili tracciati ferroviari sono messi a disposizione in Lombardia i cui 41 km sono quasi tutti assorbiti dalla Calolziocorte Olginate-Cernusco Merate, nessuna disponibilità c’è invece in alcune delle regioni più piccole, ma anche meno infrastrutturate per motivi storici e orografici, come la Basilicata, la Valle d’Aosta e il Molise.

Tra gli esempi della conversione di ex tracciati ferroviari in percorsi ciclabili la pista del Parco Costiero della Riviera dei Fiori, gestito da Area 24 nel Ponente Ligure, e la Via Verde della Costa Teatina, in Provincia di Chieti, sull’ex tracciato della ferrovia adriatica.

Da tempo FIAB è impegnata, anche tramite Co.Mo.Do., la Confederazione per la Mobilità Dolce, nel recupero di sedimi ferroviari dismessi ad uso ciclabile, e la speranza è che non si eseguano interventi frammentati, ma si inserisca il patrimonio di tracciati dismessi all’interno di una rete più ampia di percorsi ciclabili e di strutture di supporto alla ciclabilità.

L’obiettivo della FIAB è quello di un recupero totale di questo immenso patrimonio ferroviario dismesso puntando preferibilmente alla sua funzione originaria e, in seconda battuta, a preservarlo come tassello primario di una rete nazionale di percorribilità ciclistica e comunque adatta ad utenti non motorizzati.
La FIAB ha analizzato la situazione italiana attraverso il volume “Dalle rotaie alle Bici” in cui si è data il duplice obiettivo di “misurare” il recupero già in essere di questi sedimi in funzione ciclistica e di stimolare il decisore politico nell’assumere tutte quelle iniziative utili al raggiungimento dell’importante obiettivo in tempi relativamente brevi.