“L’auto elettrica e la necessità della città”: la posizione Fiab

“L’auto elettrica e la necessità della città”: la posizione Fiab

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Non inquinano, o meglio, dovrebbero inquinare molto meno rispetto alle colleghe. Sono le auto elettriche, il nuovo obiettivo “sostenibile” che alcuni marchi intendono produrre sostituendo i veicoli più inquinanti alla luce non soltanto dello scandalo Dieselgate, ma anche di città che soltanto d’inverno “scoprono” lo smog e si giocano la carta delle targhe alterne o della chiusura del traffico. In questo panorama Fiab vuole esporsi con un documento ufficiale sull’e-car dal titolo “L’auto elettrica e le necessità della città”, dove si sostiene, ad esempio, che non si incentivi l’acquisto di un’auto elettrica magari aprendo le porte a tutte le ztl perché “tanto non inquinano”.

Partendo dalla considerazione che finalmente tutti (o quasi) hanno riconosciuto il problema dell’inquinamento delle città dovuto ad abitudini non certo green di muoversi, Fiab ritiene tuttavia che l’idea dell’auto elettrica come soluzione definitiva alla questione smog rischi di essere «un nuovo elemento di criticità per le nostre città». Non è soltanto la quantità di PM10 a stabilire se si sta andando nella giusta direzione, quella che dovrebbe portarci verso aree urbane su misura per le persone e non più per le automobili.

Se l’e-car può dare sì un suo contributo alla riduzione dell’inquinamento, nulla può invece nel campo dello spazio pubblico, la vera chiave per cambiare il paradigma auto-centrico. «L’Italia – si legge nel documento Fiab sull’e-car – è il Paese col più alto tasso di motorizzazione in Europa, insieme al Lussemburgo, e uno degli obiettivi politici deve essere ridurre il tasso di motorizzazione individuale». Cosa che alcune realtà stanno facendo incentivando per esempio la sharing mobility, che non significa soltanto le bici a noleggio, ma anche scooter e auto in condivisione.

Secondo il Direttore Fiab Francesco Baroncini «le case automobilistiche spingono molto sull’auto verde perché sanno che le persone ancora associano l’auto alla libertà». Libertà che spesso al volante fa rima come ingorghi e code. Sì, perché le ore trascorse ogni anno imbottigliati nel traffico, per esempio, sono 74 a Londra e 69 a Parigi (immaginatevi più di un week end nell’abitacolo). Cristina Castellari, consigliere Fiab e responsabile per la Settimana Europea della Mobilità, ritiene che si debba per questo «recupere lo spazio per le persone e toglierlo alle automobili».

Ecco perché Fiab ritorna a sottolineare quanto la soluzione sia semplice (e a due ruote). «La bicicletta è il mezzo di trasporto che meglio viene incontro alle necessità di mobilità quotidiana delle persone, sia come mezzo principale che combinato con altri mezzi di trasporto. La bicicletta, inoltre, è un’efficace soluzione per il contenimento del consumo di spazio pubblico, per il risparmio energetico e l’immediato impatto positivo sulla qualità dell’aria». Ma come affrontare il tema delle auto elettriche «con senso di realismo»? Fiab chiede anzitutto una «attenta pianificazione» delle aree dove installare le colonnine di ricarica per le e-car, zone che devono essere vicine a fermate del trasporto pubblico locale per facilitare l’intermodalità.

Nel documento Fiab – che trovate in allegato in fondo all’articolo – si riconosce poi l’utilità dell’auto elettrica applicata alla mobilità condivisa, «fermo restando l’impossibilità di accedere alle aree pedonali o ZTL se non in casi ben identificati (portatori di handicap, ad esempio)». L’elettrico è senz’altro la strada per ammodernare il parco veicoli del trasporto locale e fornirebbe alle città mezzi pubblici meno inquinanti.

In conclusione, il documento Fiab “L’auto elettrica e le necessità della città”, prende una posizione chiara anche sul concetto di automobile privata, «che da un oggetto da possedere» deve gradualmente diventare un «servizio da utilizzare». E, attenzione, per l’ideologia non c’è spazio nel ragionamento Fiab, perché se è vero che l’elettrico resta fondamentale per il trasporto (soprattutto pubblico), è anche vero che se si pensa soltanto una sostituzione del tipo elettrico dentro, benzina/diesel fuori, allora «la congestione non potrà che aumentare ovunque, pregiudicando proprio le migliori caratteristiche dell’auto».