Casco obbligatorio: l’indagine Fiab per capire cosa fanno in Europa

Casco obbligatorio: l’indagine Fiab per capire cosa fanno in Europa

Casco obbligatorio o no? Il dibattito è ancora aperto, non solo in Italia. Come Federazione Italiana Amici della Bicicletta abbiamo sempre seguito la linea del casco non obbligatorio, proprio perché convinti che se una legge dovesse imporlo rischierebbe di disincentivare la mobilità ciclistica nelle nostre città. Di recente abbiamo anche scritto una lettera aperta ai parlamentari quando ci siamo accorti di una proposta di modifica del Codice della Strada dove era previsto l’obbligo dell’elmetto per i bambini. Ma in Europa come è la situazione? Abbiamo raccolto dati e informazioni da diversi rappresentanti che nei vari Paesi si occupano di mobilità ciclistica.

Dal marzo 2017 la Francia ha imposto il casco obbligatorio per tutti i bambini fino ai 12 anni. Secondo quanto ci ha spiegato Sylvie Banoun, coordinatrice interministeriale per lo sviluppo della mobilità attiva presso il ministero dei Trasporti francese, la legge prevede una multa di 135 euro per i genitori che non fanno indossare l’elmetto ai figli, anche se seduti sul sellino posteriore o anteriore mentre mamma e papà pedalano. Come sottolinea però la rappresentante francese non esistono in Francia studi o ricerche che supportino e giustifichino questa misura in termini di maggior sicurezza. Anzi, secondo la Banoun l’obbligo diffonde il messaggio che andare in bicicletta è pericoloso.

Proseguendo, c’è il caso dell’Irlanda che ci ha presentato Derek O’Neill della Tourism Development Division. Nel Paese il casco non è obbligatorio, ma solo raccomandato per una maggiore sicurezza in sella. Da quanto abbiamo appreso, il Governo di Dublino ha realizzato anche un programma,  Cycle Right, che accompagna i più piccoli verso comportamenti corretti in bicicletta. L’intento positivo di aumentare la sicurezza dei ciclisti non ha trovato però nel casco obbligatorio un elemento convincente: in Australia e in alcuni Stati degli Usa l’introduzione dell’obbligo ha invece causato la riduzione dei ciclisti in circolazione, disincentivati da multe e da un clima che associa la bicicletta all’idea di pericolo.

Nella nostra indagine abbiamo raccolto informazioni anche dalla Svezia, dove invece tutti i bambini e ragazzi al di sotto dei 15 anni devono indossare il casco in bicicletta. La decisione è stata presa all’inizio degli anni 2000 quando uno studio dello Swedish National Road and Transport Research Institute ha riferito che l’elmetto è un fattore determinante per la sopravvivenza, in caso di incidente, del 40% dei ciclisti. Il Codice della strada non prevede naturalmente multe per i bambini che non lo indossano mentre pedalano. Le sanzioni ci sono invece per i genitori che trasportano in bici i propri figli senza casco. Secondo lo studio più recente, che ci è stato indicato dall’agenzia governativa Trafikverket, in Svezia il 74% dei bambini di età inferiore ai 10 anni indossa l’elmetto nelle zone residenziali.

Spostandoci in Danimarca, Paese leader sul terreno ciclabile, il casco non è obbligatorio né per bambini, né per adulti. Sulla questione sicurezza in sella c’è dunque un consenso unanime e il casco non rappresenta un fattore divisivo. È consigliato, ma non ci sono dati o ricerche che ne suggeriscano l’obbligo di utilizzo. Lo stesso in Italia, dove al di là di alcune proposte di modifica del Codice della Strada, Fiab mantiene alta l’attenzione per evitare misure che scoraggino la mobilità ciclistica in una penisola che, al di là delle isole felici, ha ancora molta strada da fare prima di definirsi davvero bike friendly.

«La questione del casco obbligatorio sposta ogni volta il tema dalla sicurezza delle città a quella personale. Sicuramente è importante che ognuno sia cosciente che il primo elemento di sicurezza è l’attenzione al mezzo che conduco, vale per l’auto per la bicicletta e anche se vado a piedi». La presidente Fiab, Giulietta Pagliaccio, ribadisce dunque la posizione Fiab. «Occorre capire anche cosa è prioritario per la sicurezza della persona e i dati e le esperienze di altri ci dicono che aumenta la sicurezza per tutti, automobilisti e pedoni compresi, se aumentano le biciclette in circolazione. E allora occorrono provvedimenti per aumentare i ciclisti in strada e il casco obbligatorio non aiuta».

Un esempio concreto.

FIAB è l'artecfice della modifica alla legge 28.12.2015 n.221 sull'Infortunio in Itinere, che garantisce la copertura assicurativa in caso di incidenti in bici nel tragitto casa-lavoro. Per vincere altre battaglie occorre essere sempre di più, e la tua partecipazione è importante: diventa socio/a FIAB.

Articoli correlati