Siamo a Perugia, dove si è appena conclusa la prima giornata dell’Assemblea Nazionale FIAB. Come attività di benvenuto, organizzata dalla consulente Michela Grasso di Pin Bike, nella Sala della Partecipazione di Palazzo Cesaroni i rappresentanti delle tantissime associazioni locali hanno animato un workshop dedicato a tecniche, strumenti e piattaforme per l’attivazione dei volontari e il coinvolgimento degli stakeholder. Come si attraggono dunque nuovi volontari? Come si allarga una comunità che da oltre 30 anni è impegnata per rendere l’Italia un Paese ciclabile?

Comunità forti e attrattive
Come si è detto nel corso dell’incontro bisogna “costruire comunità che durano” e si è fatto l’esempio di un alveare, comunità che riunisce decine di migliaia di individui (api), ciascuno con un ruolo preciso e una grande capacità di adattarsi collettivamente a un ambiente che cambia. L’ambiente che cambia, per un’associazione, è la città in cui opera, con i suoi miglioramenti o peggioramenti dal punto di vista delle politiche ciclabili.

A Perugia sono circa 100 le associazioni FIAB che hanno deciso di partecipare con i propri delegati in presenza. «Una comunità – ha argomentato Grasso – ha bisogno di uno scopo chiaro: i ruoli devono essere espliciti e tutti sono importanti. C’è chi si occupa di comunicazione, chi gestisce i rapporti col comune, chi poi accoglie i nuovi arrivati».

In una comunità in cui c’è una sola persona che fa tutto c’è un evidente rischio di fragilità. Questo ha anche impatto sulla motivazione dei volontari più attivi, messi a dura prova dal peso delle attività. Nel corso dell’incontro sono state presentate alcune testimonianze di associazioni che hanno perso una figura importante: in queste situazioni quanto è a rischio una comunità?

Gli urbanisti usano spesso la metafora degli stormi per riferirsi i ciclisti: perché fluidi e con regole semplici. «Gli stormi che cosa insegnano? – ha detto la consulente -. Chi li guarda da fuori vuole farne parte perché il loro movimento collettivo e l’immagine di gruppo forte li rendono attrattivi». Vedere tante persone insieme, in bicicletta, è una leva importante, che può spingere persone esterne a interessarsi.

E i giovani?
Nel corso del workshop è emerso anche la questione generazionale. Bisogna far sì che i soci storici li accolgano per trasferire loro conoscenze e competenze? L’idea di sotto sezioni junior può sembrare una soluzione, ma si corre il rischio di spaccare l’associazione. I giovani, in un Paese che invecchia, sono invece un patrimonio per il terzo settore. Oltre naturalmente a trasferire loro competenze occorre anche accogliere le loro, di competenze.

Eventi che hanno fatto iscrivere tante persone
Nel corso del workshop sono state poi citate alcune esperienze che, sui territori, hanno permesso di raggiungere nuovi soci. Due esempi eloquenti: organizzare una ciclofficina per trasmettere conoscenze utili e proporre una pedalata rivolta anzitutto alle donne come momento di aggregazione in sella. Ma i cittadini e le cittadine conoscono l’obiettivo principale dell’associazione FIAB? La domanda ha ispirato un bel dibattito anzitutto sulle tantissime cose che le varie realtà svolgono sul territorio, dal bike to school agli eventi.

Sui territori comunque le cose si stanno muovendo: le nuove generazioni, se coinvolte in prima persona, accettano la responsabilità di fare parte di un gruppo, si fanno carico di un ruolo. E trasmettono un messaggio di grande speranza per la crescita di una realtà, la nostra FIAB, che da decenni vive grazie ai suoi volontari.
