“Faccio la tessera FIAB per l’ambiente ma non solo”. Da Treviso la testimonianza di un progetto per insegnare a pedalare alle donne migranti

“Faccio la tessera FIAB per l’ambiente ma non solo”. Da Treviso la testimonianza di un progetto per insegnare a pedalare alle donne migranti

Condividi!

Anno nuovo, stesso impegno per cambiare le nostre città. Continua la serie di interviste che stiamo dedicando a persone iscritte a FIAB per farci raccontare perché è importante sostenere e partecipare alle iniziative della Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta. Questa volta abbiamo raggiunto Daniele Doni, vicepresidente di Fiab Treviso APS Amici della bicicletta.

Quando è stata la prima volta che hai fatto la tessera FIAB?
Nel 1989, quando abitavo a Conegliano, con Liberalabici, che è stata una delle associazioni FIAB pioniere in Veneto. FIAB Treviso è arrivata circa vent’anni dopo.

Come è cambiata la tua città grazie a FIAB?
Non posso attribuire a FIAB tutti i cambiamenti positivi che ho visto a Treviso, dove abito da trent’anni: gli attori in campo sono molti. Un ruolo importante lo ha il PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile), adottato dal Comune, alla cui progettazione abbiamo partecipato anche noi. Il piano sarà attuato nell’arco di dieci anni: questo è il tempo che il Comune si è dato per realizzare opere molto importanti, come il collegamento delle piste ciclabili cittadine in una rete circolare, l’aumento delle zone 30 e l’estensione delle ZTL in centro. Ed è prevista anche l’abolizione di alcuni parcheggi, trasformati in aree pedonali sempre nella zona centrale. Certo, noi abbiamo lavorato molto: Treviso è una città con quattro “smile” nella classifica dei ComuniCiclabili, ma i risultati concreti si fanno ancora attendere. L’ufficio del Mobility Manager del Comune è molto attivo e ha progettato interventi interessanti. Siamo ora in attesa di vederli realizzati.

Una ciclabile umana realizzata dalle persone iscritte a FIAB Treviso per chiedere sicurezza per gli utenti attivi della strada

Per te cos’è FIAB?
Attualmente è il gruppo nel quale sono molto impegnato e che assorbe una parte significativa del mio tempo libero.

Qual è il più grande vantaggio che secondo te dà la tessera FIAB?
Il vantaggio principale dell’essere tesserato FIAB è far parte di una comunità molto attiva sul fronte dell’ambiente, del cicloturismo e della socialità. Mi permette di partecipare ad attività di gruppo che valorizzano e moltiplicano i risultati.

Siamo nel periodo del tesseramento. Se fossi al semaforo rosso accanto a un ciclista sconosciuto, cosa gli diresti in pochi secondi per convincerlo a fare la tessera?
Lo inviterei a partecipare a uno dei nostri giri del mercoledì, durante i quali esploriamo il territorio e la nostra splendida campagna. In questo modo stimolerei la sua curiosità e poi… se son rose fioriranno.


Il progetto Donne Migranti in bici

Oltre all’intervista abbiamo anche chiesto a Daniele Doni di raccontarci il progetto di Donne Migranti in bici, un percorso di otto lezioni pratiche che si è svolto tra novembre e dicembre 2025. L’iniziativa ha coinvolto 16 donne.

di Daniele Doni

Il progetto già sperimentato in Italia e in diversi Paesi europei, introduce un elemento di novità: al termine del percorso formativo, le partecipanti che avranno frequentato con profitto il corso teorico-pratico di avviamento all’uso della bicicletta riceveranno in dono una bicicletta. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con Mo.Mi (Monigo Migranti) e con I-Care Onlus Treviso, organizzazione impegnata nella promozione della solidarietà attraverso progetti di cooperazione internazionale in Africa e interventi di inclusione sociale nel territorio trevigiano.

Il contesto

Monigo è un quartiere a nord di Treviso dove, da molti anni, un gruppo di volontari del Mo.Mi utilizza gli spazi della Parrocchia per promuovere iniziative rivolte alle persone migranti. In questo contesto, FIAB Treviso APS ha proposto un progetto dedicato alle donne straniere residenti a Treviso e nei Comuni limitrofi che non sanno andare in bicicletta. Imparare a pedalare può infatti rappresentare per loro un’opportunità concreta di autonomia negli spostamenti quotidiani: recarsi al lavoro, fare la spesa, accompagnare i figli a scuola o, semplicemente, socializzare.

Nelle famiglie migranti, spesso l’unico mezzo di trasporto disponibile è utilizzato dal marito per motivi lavorativi, mentre molte donne non possiedono la patente di guida. Il progetto offre quindi una risposta a un reale bisogno di mobilità.

Il ruolo di FIAB

L’iniziativa è inserita all’interno del progetto “Non solo pane – Comunità solidali”, gestito da I-Care Onlus e finanziato grazie a un bando della Regione del Veneto, che ha messo a disposizione un contributo di 750 euro. FIAB Treviso si è attivata per individuare collaboratrici tra le proprie socie e per reperire le biciclette necessarie. La richiesta di biciclette usate è stata inoltrata al Comune di Treviso, partner non economico del progetto, e al Comune di Ponzano Veneto, che ha contribuito con alcune forniture. Con non poche difficoltà sono state recuperate circa quindici biciclette provenienti da furti o abbandoni, tutte bisognose di riparazioni.

È stato pertanto necessario un intervento economico rilevante per renderle sicure e pienamente funzionali. La sistemazione dei mezzi è stata eseguita dai soci della cooperativa Alternativa Ambiente, con sede presso la Casa Circondariale di Treviso.

Una volta rese disponibili le biciclette, sono stati organizzati corsi di formazione sulla sicurezza stradale a cura di Mo.Mi, che vanta una lunga esperienza in questo ambito, e corsi di pratica ciclistica condotti dalle volontarie FIAB. Le partecipanti sono state individuate tra le donne frequentanti i corsi di lingua italiana di I-Care, tra quelle segnalate dal Mo.Mi e dalla Cooperativa Esse – che segue donne vittime di violenza – oltre che tramite passaparola.

Alla parte pratica hanno contribuito una decina di socie FIAB Treviso, affiancando le partecipanti durante le prime pedalate e creando un clima di forte solidarietà femminile. Questa fase è risultata particolarmente emozionante, soprattutto grazie alla gioia delle corsiste quando riuscivano a percorrere i primi metri in autonomia.

Le socie FIAB che si sono messe a disposizione per il progetto “Donne migranti in bici”

I risultati del progetto

Al termine degli otto incontri previsti, le partecipanti che hanno appreso la tecnica di base e acquisito una buona conoscenza della segnaletica e del comportamento corretto del ciclista, dopo un fondamentale test pratico su strada accompagnato da FIAB, hanno ricevuto in dono una bicicletta riparata, dotata di fanaleria funzionante, oltre a un gilet catarifrangente offerto dalla ditta Trattoricambi di Silea e la catena a combinazione per legarla.

I risultati del corso sono stati molto positivi: sono state consegnate 14 biciclette e si registra una costante richiesta di nuove iscrizioni, accompagnata dall’entusiasmo delle donne che riescono a pedalare autonomamente.

Il giorno della consegna delle biciclette, le “nuove cicliste” hanno organizzato per noi una piccola festa inaspettata, portando dolci preparati da loro. È stato un momento di grande emozione e condivisione.
Per loro e per noi è stata un’esperienza profondamente arricchente, che ci ha permesso di superare la naturale diffidenza iniziale dovuta alla scarsa conoscenza reciproca. Quella distanza si è trasformata in simpatia, rispetto ed empatia, permettendoci di avvicinarci al loro mondo e al loro modo di vivere qui. Un dono tanto semplice quanto prezioso.

Considerati gli esiti incoraggianti, FIAB Treviso ha partecipato a un nuovo bando con l’obiettivo di dare continuità al progetto. La domanda formativa è elevata e sarebbe auspicabile l’attivazione di corsi permanenti dedicati alle donne migranti, in collaborazione con Mo.Mi.