Bologna Città30: primo esito positivo del ricorso al Tar. Le associazioni dei familiari delle vittime sulla strada accanto al Comune

Bologna Città30: primo esito positivo del ricorso al Tar. Le associazioni dei familiari delle vittime sulla strada accanto al Comune

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In questi giorni il ricorso al Tar promosso da due tassisti nei confronti del Comune di Bologna contro il progetto Città 30 ha visto il suo primo atto. Si è trattato di un esito favorevole per il Comune poiché i ricorrenti hanno ritenuto di non insistere nel cautelare, che mirava a bloccare i provvedimenti emessi dal Comune, vista l’assenza dei presupposti. L’udienza per la discussione nel merito si terrà il prossimo 23 ottobre.

A sostenere il Comune, in aula, l’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada (AIFVS) – la più importante associazione di rappresentanza e difesa dei diritti dei parenti delle vittime sulla strada in Italia, aderente alla Federazione Europea Vittime della Strada (FEVR) che fin dall’inizio ha sostenuto quest’iniziativa – e la Fondazione Michele Scarponi – nata in memoria del grande campione sportivo all’insegna del motto “la strada è di tutti, a partire dal più fragile”. Entrambe hanno deciso di costituirsi formalmente nel giudizio davanti al TAR Emilia-Romagna su Bologna Città 30, partecipando all’udienza rappresentate dall’avv. Tommaso Rossi del foro di Ancona.

Il fatto che i ricorrenti abbiano ritirato la richiesta di sospensiva è un’importante conferma da un lato che il provvedimento non sta producendo alcun effettivo danno alla mobilità e all’economia, a fronte invece di un comprovato miglioramento della sicurezza stradale, e dall’altro lato che la tutela della vita umana è comunque prioritaria rispetto ad altri interessi, come evidenziato analiticamente nell’atto delle due associazioni.

Le associazioni dei familiari delle vittime contro il ricorso al Tar di alcuni tassisti

Le due organizzazioni hanno depositato nei giorni scorsi un “intervento ad opponendum”, cioè per domandare al giudice il rigetto del ricorso proposto da alcuni tassisti e sostenuto in giudizio dal Ministero dei Trasporti: chiedono il mantenimento di delibera e ordinanze della Città 30 a Bologna, ritenendole di fondamentale importanza per la tutela della sicurezza stradale e della vita umana di tutti gli utenti, come stanno tra l’altro già dimostrando i numeri dei primi mesi di applicazione con meno incidenti, morti e feriti sulle strade bolognesi, in analogia ad analoghe misure assunte da anni nel resto d’Europa.

Mentre la costituzione di parte civile nei processi penali a seguito di incidenti stradali avviene usualmente, l’intervento delle associazioni in un processo amministrativo a difesa di un provvedimento di un Comune per la sicurezza stradale è una scelta inedita, impegnativa e ponderata con grande attenzione, affidandosi al legale anconetano, esperto in materia di sicurezza stradale. Le associazioni hanno appreso nelle scorse settimane con preoccupazione e sconcerto la presentazione del ricorso e la costituzione anche del Ministero dei Trasporti contro una misura che salva vite sulle strade e hanno perciò deciso di intervenire per portare nel processo la voce dei familiari delle vittime sulla strada e chiedere con grande forza che non ci siano passi indietro: la sospensione o l’annullamento dei 30 km/h a Bologna, infatti, ridurrebbe in modo inaccettabile la protezione della vita umana sulle strade, quando al contrario questo progetto andrebbe esteso in tante altre città italiane.

Il MIT costituitosi in giudizio, un cortocircuito politico-istituzionale

“Al netto delle questioni di merito, che vedranno soddisfazione nelle opportune sedi”, afferma l’assessora Valentina Orioli, per l’amministrazione è “discutibile” la scelta del ministero dei Trasporti “di costituirsi in giudizio a sostegno di un ricorso formulato da tassisti, insieme peraltro ad un consigliere comunale di Fdi candidato alle europee”, cioè Stefano Cavedagna.”Un cortocircuito politico-istituzionale che credo i cittadini non meritino“, così l’assessora Orioli che aggiunge: “Da un lato, infatti il ministro invita i Comuni a discutere in sede Anci; dall’altro, si costituisce in giudizio per sostenere le istanze di parte di due tassisti. Tutto questo mentre il suo viceministro, Galeazzo Bignami, minaccia da mesi la disapplicazione degli atti del Comune”. Orioli sottolinea quindi che più di tante dichiarazioni, questa costituzione in giudizio chiarisce i veri interessi in gioco, che non sono purtroppo quelli della sicurezza dei cittadini, ma il sostegno a singoli interessi di parte. “Ne prendiamo atto e difenderemo in ogni sede il nostro impegno – conclude.