Con ISA l’auto si dà un limite. Ma per Fiab servono anche gli autovelox in città

Con ISA l’auto si dà un limite. Ma per Fiab servono anche gli autovelox in città

Esiste un dispositivo in grado di limitare automaticamente la velocità delle automobili quando il guidatore non rispetta il Codice della strada e viola ad esempio il divieto in una zona 30. La tecnologia si chiama ISA (Intelligent Speed Adaptation) ed è già stata testata e sperimentata con successo come spiega il Comitato promotore che su Change.org ha organizzato una raccolta firme per chiedere al Governo italiano e alle Istituzioni nazionali e internazionali la sua applicazione nell’industria automobilistica. Fiab la sostiene e invita i suoi soci a sottoscrivere questo appello che punta a migliorare concretamente la sicurezza degli utenti attivi della strada e la vivibilità dei nostri spazi pubblici. Come Federazione, oltre all’impegno delle case automobilistiche, chiediamo però anche alla politica misure immediate per mettere i sindaci nelle condizioni di intervenire oggi, non in un futuro indefinito, sulla sicurezza di pedoni, ciclisti e automobilisti.

A favore dell’adozione di ISA non compaiono soltanto 12 organizzazioni riunite nella rete Vivinstrada, tra cui anche Fiab. L’ETSC (European Transport Safety Council) da anni ne promuove l’utilizzo come strumento capace di salvare vite. Infatti il dispositivo è in grado di attivarsi e “frenare” l’automobile dialogando grazie al sistema GPS con i limiti di velocità imposti dal Codice su tutte le strade del Paese presenti sulle mappe digital. Oltre al risultato in termini di salute pubblica (nel 2017 In Italia ci sono stati più di 3mila morti e 17mila feriti gravi, nel mondo oltre 1,3 milioni di vittime per incidenti) ISA azzererebbe il numero di multe per eccesso di velocità e diminuirebbe anche i livelli di inquinamento.

«Ho firmato l’appello perché credo che il tema della velocità sia centrale nella mobilità all’interno dei Comuni», spiega la Presidente Fiab Giulietta Pagliaccio. «Non possiamo però aspettare che siano le case automobilistiche a convincersi, a organizzarsi e a installare questi dispositivi. La cultura attuale è purtroppo ancora il binomia auto-velocità». Pur sostenendo infatti l’innovazione tecnologica che può salvare vite, la Federazione Italiana Amici della Bicicletta chiede anche maggiore attenzione sulla Riforma del Codice della Strada, arenata in Parlamento, che potrebbe impattare molto prima sulla sicurezza degli utenti attivi.

«Una battaglia che dovremo fare è quella degli autovelox anche in città, nei centri storici. Così si darebbe ai sindaci uno strumento in più per punire pesantemente chi supera i limiti – spiega la Presidente Fiab – C’è poi il tema delle zone 30 che andrebbero estese a gran parte del territorio comunale. Dispositivi come ISA saranno senz’altro benvenuti nelle città, ma i morti in strada sono oggi e le misure urgenti vanno prese dal pubblico».

Facciamo "massa critica".

I soci FIAB sono oltre 40 mila ma se fossero 100, 150 mila, ci sarebbero più possibilità di portare a termine i tanti progetti per chi va in bici, da Bicitalia ad AIDA, da Comuni Ciclabili a CIAB. Diventare socio/a FIAB è utile anche a questo, pensaci.

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