Luca Bicycle
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Luca Bicycle era uno di noi. Questo il terribile annuncio dato ieri dal sito di Salvaiciclisti. Luca è stato ucciso sulla strada mentre stava predisponendo l'itinerario di un'iniziativa per la Settimana della Mobilità Sostenibile ad Ancona.
Molti di noi della FIAB non lo conoscevano di persona, molti avevano scambiato più volte idee e commenti su Facebook. Altri l'avevano conosciuto a qualche iniziativa o incontro, specialmente le associazioni delle Marche. Dolore, sgomento, anche rabbia per questa mobilità assassina sono i sentimenti che ci accomunano. Luca era uno di noi.
 
Dichiara Giulietta Pagliaccio, Presidente della FIAB: "Sono profondamente colpita dalla scomparsa di Luca che non conoscevo se non attraverso la sua attività nel movimento Salvaiciclisti.
Il suo incidente dimostra ancora una volta, come se ce ne fosse bisogno, che il tema della sicurezza sulle nostre strade è sempre più urgente per fermare questa strage di cittadini che hanno un'unica colpa, utilizzare un mezzo diverso da una solida corazza di metallo che può proteggerli.
Questo ennesimo incidente stride ancor di più di fronte alle parole lette sui media dell'assessore Esposito del comune di Roma che dimostra di non aver compreso che la sicurezza si affronta avendo il coraggio di togliere auto dalle strade e la Capitale deve avere il coraggio di dare l'esempio a tutta Italia.   
Siamo vicini alla famiglia e amici di Luca e continueremo le nostre battaglie per città più belle e sicure anche per lui e tutti quelli che come lui sono stati immolati sull'altare dell'auto: a lui dedichiamo la "Settimana Europea della Mobilità…in bicicletta" dal 16 al 22 settembre e invitiamo tutti ad organizzare almeno 1 evento in bici per dire al nostro Governo che la ricreazione è finita, ora si passi ai fatti."
 
Riportiamo questo pensiero che Luca aveva scritto su Facebook il 23 maggio e che condividiamo in pieno.
L'omicidio stradale non può essere la risoluzione alle troppe stragi nelle strade. E' la soluzione più semplice per dire che lo Stato sta facendo qualcosa. Non si sa come risolvere un problema allora si punisce, con conseguenze disastrose per le carceri, per i processi nei tribunali. Purtroppo la cultura della velocità nella società di oggi induce gli individui a commettere infrazioni purché si arrivi. Succede al primo rosso di un semaforo, dove lo stress per non fare tardi al lavoro schizza alle stelle, succede davanti alle scuole, dove i bambini manca poco che vengono lanciati dai finestrini pur di recuperare secondi preziosi. La cultura della velocità ammazza, e le strade sono un campo di battaglia dove chi ha l'arma (suv o utilitaria) più grossa vince. La prima causa di morte sulle strade non e' l'alcolismo, le droghe, o le distrazioni, chi uccide è la velocità troppo elevata. Risolvere questo problema è possibile, intervenendo sulla manutenzione delle strade, sulle segnaletiche, sulla riduzione della velocità nei centri abitati, con l'introduzione dei limitatori di velocità nelle automobili.