Raccontaci come usi la bici. Ecco il ritratto del ciclista italiano

Raccontaci come usi la bici. Ecco il ritratto del ciclista italiano

ECCO IL RITRATTO DEL CICLISTA ITALIANO
SECONDO UN’INDAGINE NAZIONALE DELLA FIAB, SU DATI 2011

Esce finalmente l’autoritratto dei ciclisti italiani, non quelli che corrono o si allenano, ma coloro che usano la bicicletta come mezzo di trasporto. Un popolo che – nonostante le difficoltà – cresce e chiede attenzione per il proprio impegno che fa bene alla collettività. Lo ha fotografato la prima Indagine Nazionale FIAB curata dal prof. Andrea Scagni, docente di statistica all’Università di Torino.

Dalla Venezia, presidente FIAB: “I dati confermano un aumento di coloro che si spostano in bici per raggiungere i luoghi di studio e di lavoro. E rafforzano il senso delle campagne FIAB per la tutela giuridica dell’infortunio in itinere, per la riduzione dei limiti di velocità a 30 Km orari nelle città, e per la richiesta di risorse e programmi organici e concreti  

22/09/12 – In concomitanza con il decennale appuntamento del Censimento nazionale della popolazione svolto dall’ISTAT, FIAB, l’associazione ambientalista nazionale che si occupa da 25 anni di mobilità ciclistica in Italia, ha organizzato a fine 2011 l’indagine statistica nazionale “Raccontaci come usi la bici”, curata dal Prof. Andrea Scagni, docente di Statistica all’Università di Torino.

L’obiettivo? Delineare per la prima volta nel nostro Paese, in modo rappresentativo e attendibile, l’identikit di chi va in bici oggi in Italia, raccontarne gioie e dolori, aspirazioni e lamentele. Evidenziando, nel caso, anche le differenze geografiche tra nord e sud, est ed ovest. I dati sono stati rilevati su un campione di oltre 11.000 utilizzatori della bicicletta sparsi su tutta la penisola, sia mediante la distribuzione di questionari “in diretta” a chi stava pedalando per la strada, che tramite una rilevazione telematica online.

Cosa emerge dall’indagine? “Pedalare in Italia è ancora una corsa ad ostacoli – risponde il Prof. Scagni – e solo un ciclista su cinque ritiene che sia tutto a posto. Il resto combatte quotidianamente con difficoltà risolvibili ma che richiedono coraggio di chi amministra localmente e lungimiranza a livello nazionale per promuovere e guidare, con un progetto organico e complessivo, gli sforzi locali. Tra i problemi spiccano il pericolo per la propria incolumità, il cattivo fondo stradale e il rischio di furto”.

Nonostante i problemi, però, alla bici non si rinuncia: perchè è bello e piacevole muoversi in questo modo (lo pensa più del 70%) e ne beneficia la salute (67%) ma anche perchè non si inquina (58%) e si evitano i problemi di parcheggio (46%).

L’impressione generale è che ancora una volta la legalità sia una delle parole chiave: troppe bici rubate, almeno una portata via a quasi il 60% degli intervistati e addirittura più d’una a metà di questi. Sembra proprio che vedere la propria bicicletta scomparire nelle grinfie dei ladri sia un passaggio obbligato. Ma legalità vuol dire anche quotidiano rispetto delle regole: sulle strade italiane vige la legge del più forte (e più ingombrante): e così le ciclabili si trasformano regolarmente in parcheggi abusivi.

“L’altra parola chiave che emerge dalle voci dei pedalatori italiani – prosegue il prof. Scagni – è la necessità di “fare sistema”: le valutazioni sui diversi aspetti del contesto urbanistico per chi va in bicicletta premiano in modo coerente sempre le stesse aree del paese, in conseguenza di una strategia politico-amministrativa di ampio respiro. Il giudizio è che non si può fare ciclabilità “a pezzi”, quando viene comodo elettoralmente o quando capita di avere qualche risorsa che avanza: o l’azione è “di sistema” o, se frammentaria e a singhiozzo, rischia di essere inutile. Alla base quindi, ci deve essere una solida cultura della qualità della vita sostenibile, non l’opportunismo politico del momento”.

Ma chi è e cosa fa con la bici il ciclista italiano? ” E’ significativo – spiega Scagni – che l’uso della bici non conosca limiti di ceto sociale o livello culturale. Tra le professioni emergono quelle impiegatizie. Inoltre, contrariamente ai luoghi comuni legati alla bici come oggetto usato solo per andare al parco la domenica, i ciclisti italiani vanno molto al lavoro in bici (oltre il 60%), e si spostano regolarmente in città con tale mezzo per commissioni e appuntamenti (75%). Resta naturalmente importante l’escursionismo in bicicletta, alla scoperta non invasiva di ambienti naturali e tesori d’arte (praticato da due terzi degli utenti delle due ruote intervistati). E non sono certo i rigori (in Italia tutto sommato relativi) del clima invernale a frenarli: solo un quarto circa dei ciclisti “urbani” desiste dall’uso nella stagione fredda”.

Secondo il presidente della FIAB, Antonio Dalla Venezia “la prima considerazione derivante dalla lettura dei dati, disponibili per tutti su internet, è quella che la metà degli intervistati usa la bici per andare al lavoro. Ciò da maggior forza alla campagna che stiamo conducendo sul riconoscimento giuridico dell’infortunio in itinere in bicicletta. La bici quindi appare non tanto come un mezzo per lo svago o solo per acquisti, ma un vero mezzo di trasporto casa-luogo di studio e di lavoro, alternativo ai mezzi pubblici, sempre meno disponibili, e all’auto per via dei costi. Leggendo le motivazioni degli intervistati, vi è sempre più la consapevolezza che muoversi in bici fa bene alla salute e in questo caso chi usa la bici probabilmente è più avanti di quello che pensiamo noi. Un secondo elemento è il rapporto tra ciclisti e professioni: rispetto al campione analizzato, è emerso che i maggiori utilizzatori sono proprio i giornalisti, seguiti da insegnanti e professionisti. Anche in questo caso emerge il fatto che la bici non è più un fatto per “poveri” ma viene usata maggiormente da categorie importanti nella scala sociale degli italiani. Il terzo aspetto che mi preme sottolineare è quello legato alla carenza di infrastrutture e servizi di qualità per i ciclisti nelle citta italiane. I dati confermano quanto già a nostra conoscenza: mancano i cicloposteggi dislocati dove effettivamente c’è la domanda, e sicuri per le bici, vale a dire adeguati a poter legare il mezzo per il telaio e non per le ruote. Infine bocciatura incondizionata per la condizione di pericolosità delle strade italiane che richiede diffusione di zone 30 e interventi di moderazione del traffico”.

Dove si pedala bene in Italia e dove invece si soffre? Sono veri i tradizionali luoghi comuni sui presunti paradisi della bicicletta? “Nel complesso – conclude il docente di statistica che ha condotto l’indagine per la FIAB – la corsa alla ciclabilità la vince il Nord-Est: le regioni con i ciclisti più contenti sono Trentino Alto Adige ed Emilia-Romagna. Ma non tutto il nord sta così bene: la Lombardia è decisamente più indietro. Al centro-sud, invece, Puglia e Marche si stanno muovendo, ma la strada è ancora lunga. Tocca ancora pedalare”.

Un esempio concreto.

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