Treno e Bici, in Italia siamo ancora al vapore
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di Simone Morgana, vice-presidente FIAB e consigliere Fiab-Gela
 

La bicicletta richiede poco spazio, ma le ferrovie italiane la considerano come fosse un autobus. Sono più le limitazioni per caricare una bici su un treno che quelle che regolano il trasporto dell’auto sui treni ( ci si conceda l’ilare confronto). Ovviamente questo, quando ci sono i treni per il trasporto bici, almeno in quel caso puoi parlare di limiti ad un servizio che c’è, perchè in molti casi il bel paese italico non ha proprio il servizio treno + bici, mentre in tanti altri casi, non ha proprio il treno. Nel senso che se arrivate in stazione potreste trovare un deserto di binari e traversine, perchè di treni ormai non ce ne sono più. Gela Centrale insegna, con i suoi infiniti binari, manco fosse Bologna, tutti di supporto alla raffineria Eni, ma semideserti, attraversati da cani allegri e pochissimi Regionali depressi.

 

Ma siamo in Italia, si sa, tutto è un po’ allegro, caciarone, divertito. Insomma, mica possiamo essere svizzeri, altrimenti sai che noia. Immaginiamo una mattina in cui ci si sveglia e si decide di raggiungere una determinata destinazione in bici. Si raggiunge la stazione, si guarda l’orario, si compra il biglietto, si arriva in prossimità della vettura, si carica la bici, la si sistema con facilità, aiutati dal personale di accompagnamento, e ci si siede comodi ad aspettare l’arrivo. Ecco, immaginiamolo! 

 

In Italia di regola non accade, anche in quell’Italia che spesso ci sembra patria dell’intermodalità. 

 

Questa tranquillità non esiste, perchè secondo le Condizioni Generali di contratto di Trenitalia il personale di accompagnamento può decidere liberamente. Nel senso che se quella mattina il treno che prevede anche il trasporto bici è un po’ più carico del previsto, la bici rimane a terra; se quella santa alba il personale rileva che la vostra bici, per sua unica valutazione, si dimostra fastidiosa, la bici rimane a terra. Questo dicono le Condizioni Generali di Contratto scritte da Trenitalia e valide sul territorio nazionale. Non un elenco di casi obiettivi e dettagliati in cui la discrezionalità del personale non incide, ma un potere da monarca assoluto.

 

Purtroppo non ci fermiamo a questo, perchè il pirotecnico redattore delle suddette condizioni ha ben pensato che se vieni in bici a prendere il treno sei di certo uno che se la può cavare da solo, quindi, nell’ipotesi in cui la vettura per il trasporto bici non sia di quelle ultramoderne e il piano vettura abbia uno sbalzo dalla banchina di un metro, sono cavoli amari caro ciclista intermodale. Devi essere in forma (salvo pieghevole), caricarti la tua bella bici, sbatacchiarla in giro e sistemartela da solo, e sì, tutto da solo, anche se sei un vecchino settantenne, una ragazza mingherlina, un tipo infortunato o uno col mal di schiena. Questo perchè le stravaganti condizioni recitano che il personale di accompagnamento non deve aiutare il ciclista intermodale (praticamente un astronauta) nel carico – sistemazione – scarico del mezzo. E buonanotte.

 

Proseguendo a braccio, perchè sui binari non si può, ci rendiamo conto che il famoso servizio di trasporto bici, anche dove previsto, non è mai garantito. Infatti se ti porti dietro cinquanta valigie puoi tranquillamente metterle in vettura, senza timore che nessuno obietti nulla, tranne i tuoi poveri compagni di viaggio, se invece hai con te una bici snella, avrai sempre l’eterno dubbio se poterla caricare o meno, anche sulle vetture dedicate. Perchè non vi è obbligo per Trenitalia di garantire l’intermodalità, perchè nelle condizioni generali non vi è l’obbligo per Trenitalia di riservare in vettura un numero certo di posti alle bici, a prescindere dal carico o meno della vettura stessa in termini di passeggeri. 

 

Questi alcuni rilievi generali, che dimostrano come non vi sia la minima volontà da parte di Trenitalia di migliorare il proprio rapporto con l’intermodalità treno più bici. Infatti, se stipulo un contratto con te comprendo la tua politica proprio dal contenuto del contratto e quello di Trenitalia è un contenuto posto interamente a tutela della società e per nulla a protezione dell’utente.

 

La lunga percorrenza è poi un tasto dolentissimo. Infatti o impacchetti la bici, la fai scomparire, la ingoi bene, oppure scordati di correre da Roma a Firenze con normalità e tranquillità, infatti il treno in quel caso unisce due regioni e lì Trenitalia, che chiaramente in questo caso esprime il suo sostanziale dissenso verso l’intermodalità con bici, vieta il trasporto delle bici se non insaccate (tipo salumi).

 

Per quanto riguarda le Regioni poi, è un mare magno di corse dimezzate, stazioni fantasma e binari deserti, che si contrappone a poche realtà discretamente efficienti. Il tutto, con poca chiarezza ed uniformità in termini di abbonamenti, sconti e tariffe.

 

L’era della terza rivoluzione industriale sarà pure arrivata, ma per il treno + bici in Italia siamo fermi al vapore. Signori, in carrozza (forse)!