Sicurezza stradale? Un vero controsenso!

Sicurezza stradale? Un vero controsenso!

Come riconoscere un governo del fare e delle competenze da un governo di soli proclami? Le differenze si vedono dai dettagli. È stato detto che il governo ha a cuore sicurezza stradale e diffusione della mobilità ciclistica. La scorsa settimana in commissione trasporti, dove è in discussione il testo della legge delega per le modifiche del Codice della Strada, il presidente Meta ha approvato un emendamento che prevedeva l’eliminazione della norma per la legalizzazione del controsenso ciclabile nelle strade a velocità massima 30 km/h. Argomento sicuramente tecnico, ma importantissimo per la mobilità ciclistica.

Una lettura superficiale, che è la stessa che ha portato senza motivazioni a questa eliminazione, direbbe che i ciclisti sono matti a voler  andare contromano nelle carreggiate dove sfrecciano i veicoli nell’altra direzione. Questo sì sarebbe folle. Ma la richiesta delle associazioni per la tutela e la diffusione della bicicletta è ben diversa da questa estrema semplificazione giornalistica e chiede il controsenso ciclabile dove il traffico e la velocità sono limitati. Trattasi anche di un termine differente (tradotto visivamente è il cartello “eccetto bici” associato al segnale di senso unico nelle zone 30) ed è previsto in tutta l’Europa a ciclabilità evoluta. Dove il provvedimento è stato adottato e monitorato, ad es. a Bruxelles, è emerso che oltre ad aumentare la ciclabilità, veniva ridotta drasticamente anche l’incidentalità, dimezzata in primis per i ciclisti.

Invece di legiferare per “sentito dire” (prassi sempre molto in voga) è importante chiedere pareri a tecnici competenti, come in questo caso l’on. Paolo Gandolfi, relatore del disegno di legge in oggetto e profondo conoscitore del tema, che infatti è rimasto scandalizzato per l’assenza di qualsiasi motivazione sull’approvazione dell’emendamento. A nome di tutte le Associazioni che hanno a cuore sicurezza stradale e mobilità sostenibile chiediamo spiegazioni al Governo e confidiamo in un ravvedimento nel corso dell’iter di approvazione. Chiediamo come Associazione di poter  essere ascoltati  essendo tecnicamente competenti in materia e ci auguriamo di poter avere anche in Italia una norma che riavvicini in tema di mobilità il nostro paese all’Europa.

Facciamo "massa critica".

I soci FIAB sono 20 mila ma se fossero 100, 150 mila, ci sarebbero più possibilità di portare a termine i tanti progetti per chi va in bici, da Bicitalia ad AIDA, da Comuni Ciclabili a CIAB. Diventare socio/a FIAB è utile anche a questo, pensaci.

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