Fate strade sicure, non la guerra

Fate strade sicure, non la guerra

Siamo tutti pedoni, ciclisti ed automobilisti. Qualcuno vorrebbe metterci gli uni contro gli altri. La solita vecchia politica, incapace di governare città e territori. I soliti vecchi interessi di chi non vuole il cambiamento.

Sempre più le nostre proposte vengono fatte proprie dalla società e dalla politica. Stiamo assistendo, con molte contraddizioni, ancor lontani dai nostri obiettivi, ad un’accelerazione di quel cambiamento per il quale FIAB si impegna da più di 30 anni.

Di fronte al nuovo che avanza è naturale qualche resistenza, ma contro le bici si sta veramente esagerando, facendo nascere il sospetto di una contestazione manovrata (nota 1).

Così sulla stampa, nei social network come al bar, assistiamo a prese di posizione contro la mobilità ciclistica o i ciclisti, con dichiarazioni spesso “di pancia”, quasi sempre non supportate da ricerche o dati oggettivi. Gli attacchi a volte sono indiretti, mascherati da preoccupazioni a prima vista condivisibili (sicurezza, decoro urbano), anche se poi l’argomentare contro le bici, a fronte di fenomeni statisticamente ben più pesanti, appare in tutta la sua “strumentalità”. Si usa il kalashnikov contro la formichina che porta via la briciola, trascurando il branco di lupi che sta saccheggiando la dispensa (nota 2)

Pur di prendersela con le bici si tira fuori qualunque cosa, si creano “flame” (nota 3) sui giornali o nel web, per esempio si inventano guerre tra ciclisti ed automobilisti, come se fossero abitanti di diverse nazioni ostili.

Sono discussioni inutili, poco intelligenti, che non dovremmo alimentare. Non è facile, perché provocano, ci fan male, mettono il dito nella piaga, tante sono quotidianamente le vessazioni subite pedalando, a causa di autisti spericolati, distratti o stressati.

Questi flame servono a distogliere l’attenzione dalle questioni che veramente ci interessano: le politiche della mobilità per città più vivibili, per l’ambiente e la salute. E banalizzano il problema della sicurezza stradale, molto serio, spacciandolo per un mero conflitto tra diversi utenti della strada.

Certo, sulle strade ci sono anche automobilisti e ciclisti spericolati; i primi mettono in pericolo tutti, i secondi soprattutto se stessi. Entrambi preoccupano ed irritano chi, alla guida di un qualsiasi mezzo, rispetta le regole ed è prudente. Ed è anche vero che in Italia gli automobilisti non sono ancora abituati a trovare tanti ciclisti sulle strade urbane. Diversamente in molti Paesi europei chi guida è più attento verso ciclisti e pedoni, non solo perché le regole vengono fatte rispettare, ma anche per l’idea, indice di civiltà, che chi guida il mezzo più pericoloso debba prestare attenzione verso l’utente fragile della strada.

Io però non dispero. Son più di 30 anni che pedalo e noto che, sempre più spesso, questo accade anche in Italia. Specialmente dove i ciclisti circolano da tempo e stanno aumentando. Ancor più nel mio quartiere, dove sono stati presi provvedimenti di moderazione del traffico. La reciproca tolleranza è cresciuta. Se trovo un furgone sulla ciclabile che sta scaricando non mi inquieto, mi limito ad invadere la strada e l’automobilista che sopraggiunge rallenta, anche lui senza arrabbiarsi.

Insomma, si può convivere civilmente, perché ciclisti ed automobilisti non sono due categorie distinte e nemiche (nota 4). Anzi, a ben vedere, la vera guerra sulle strade non è quella tra ciclisti e automobilisti, ma quella di tutti contro tutti (anche e soprattutto auto contro auto). E purtroppo non è una guerra “tanto per dire”, visto che le vittime sono vere (e troppe).

C’è molto da fare nel campo dell’educazione stradale, “trasversale” al mezzo di trasporto usato (nota 5). Credo, tuttavia, che la causa principale di questa guerra sia l’organizzazione della mobilità e delle strade. Chi amministra non ha attuato politiche, né per aiutare il cittadino a scegliere tra diversi modi di muoversi, né per rendere le strade più sicure per tutti.

E forse, a pensar male, l’istigazione ad odiarsi tra ciclisti, pedoni ed automobilisti viene dal vero nemico, cioè dalla nostra vecchia politica, incapace di governare città e territori (forse perchè in tutt’altro affaccendata). In mancanza di argomenti seri non le resta che il “Divide et Impera”.

NOTE

(1) Non credo sia così, però forse qualche “servo sciocco” c’è. Una grande fetta del fatturato pubblicitario di tv, giornali e media è dato dalla pubblicità di auto.

(2) Ad esempio dai giornali apprendiamo del grave pericolo che i ciclisti costituiscono per i pedoni, un vero e proprio allarme sociale. Ma stiamo scherzando? E questa sarebbe informazione? Nel 2014 ci sono stati 3.381 morti sulle strada di cui  273 ciclisti e 578 pedoni; inoltre ci sono stati 251.147 feriti di cui 16.994 ciclisti e 21.807 pedoni. I pedoni investiti da ciclisti sono stati in tutt’Italia 388 (pari all’1,8% del totale) ed i morti 4 (pari allo 0,7%). Questa percentuale è la stessa da diversi anni a questa parte. I rimanenti sono stati investiti da mezzi motorizzati, ovvero: i pedoni investiti da mezzi motorizzati sono stati 21.419 (pari al 98% del totale) ed i morti 574 (pari al 99%). I ciclisti investiti da ciclisti sono stati 524 (pari al 3% del totale) ed i morti 5 (sempre pari al 3%). Invece i ciclisti investiti da mezzi motorizzati sono stati 15509 (pari al 72%) ed i morti 233 (pari all’85%). I rimanenti dipendono da cadute da solo.
Altro esempio le biciclette sui marciapiedi, tema molto “milanese” a mio parere (in altre città non è poi così sentito). Se poi andiamo in giro per Milano a far foto vediamo chiaramente che si tratta di una manipolazione giornalistica, cioè che la situazione dei marciapiedi è ben diversa e chi sono i veri responsabili (si veda questo articolo).

(3) Se non sapete cos’è un “flame”, consultate Wikipedia.

(4) Per chiarire il concetto si veda l’introduzione al mio articolo Maleducazione sui pedali? No, grazie In realtà nessuno di noi appartiene ad una sola categoria. In una sola giornata posso andare al lavoro in bici, a piedi a far acquisti, tornare a casa con l’autobus e poi prendere l’auto per altre esigenze. Sarò sempre la stessa persona, educata o maleducata, in ognuno di questi momenti. Non è che scendere dall’auto e salire su una bici mi trasformi magicamente da dottor Jekyll a Mr. Hyde.”

(5) Vale quanto detto in nota 4.

Facciamo "massa critica".

I soci FIAB sono 20 mila ma se fossero 100, 150 mila, ci sarebbero più possibilità di portare a termine i tanti progetti per chi va in bici, da Bicitalia ad AIDA, da Comuni Ciclabili a CIAB. Diventare socio/a FIAB è utile anche a questo, pensaci.

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