Trieste: via il divieto, torna la libertà di parcheggio per le biciclette

Trieste: via il divieto, torna la libertà di parcheggio per le biciclette

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Dopo mesi di polemiche per la proposta contenuta nell’articolo 6 del nuovo Codice della Polizia Municipale secondo cui “i vigili potranno tagliare le catene e aprire i lucchetti delle bici agganciate a pali, semafori e ringhiere”, il Consiglio Comunale di Trieste ha sbianchettato, votando un emendamento all’unanimità, quello che per molti, Fiab in primis, era sembrata un freno alla diffusione della mobilità dolce, col rischio di sempre meno bici in circolazione. Eventualità che non aveva impensierito il vicesindaco Pierpaolo Roberti, il proponente della modifica a fine 2016, secondo il quale il nuovo regolamento avrebbe invece messo all’angolo i ciclisti che parcheggiano sui marciapiedi mancando di rispetto, sempre a suo dire, ai pedoni.

Norma mai entrata in vigore, ma giudicata subito controproducente da Fiab. Una volta aperti i lucchetti dei mezzi parcheggiati “male”, sui vigili non sarebbe infatti ricaduta alcuna responsabilità per un probabile furto delle biciclette, i mezzi che 3500 triestini in media ogni giorno utilizzano e parcheggiano dove gli è possibile. Eh sì, perché nel comune giuliano di stalli se ne contavano soltanto 194 fino allo scorso anno. Secondo il comunicato di Fiab Ulisse di qualche giorno fa, il rigo incriminato del Codice della Polizia Municipale è stato quindi sostituito con il solo divieto per i ciclisti di assicurare le bici a semafori, monumenti e immobili di rilevante interesse artistico. Marcia indietro anche sull’eccessiva delega ai vigili, che non potranno comunque tagliare le catene lasciando il mezzo in pasto ai ladri.

Il voto unanime del Consiglio Comunale di Trieste che ha permesso la modifica dell’articolo è arrivato dopo i mesi che l’associazione locale Fiab ha speso cercando di convincere la politica locale dell’assurdità della proposta. Federico Zadnich, coordinatore regionale per il Friuli Venezia Giulia, aveva subito denunciato una norma che avrebbe tagliato le gambe sia al ciclismo urbano che al cicloturismo. Presente in aula, durante la votazione dell’emendamento, anche una delegazione Fiab che ha tirato un sospiro di sollievo.