La visibilità in bicicletta

La visibilità in bicicletta

Farsi vedere è molto importante, decisivo soprattutto nelle ore notturne. Il dibattito però è aperto sul “come” farsi vedere, se bastano le luci o sia sufficiente un giubbino ad alta visibilità, o piuttosto sia necessario avere degli inserti riflettenti.
La risposta? Bisogna comportarsi come i camaleonti, cambiando colore a seconda dello sfondo.

Quale sia il miglior abbigliamento per andare in bici, in città e fuori, è argomento di continue discussioni. Cosa indossare (abiti in lycra superaderenti, giacca e cravatta, nulla…) è una libera scelta di ognuno di noi, ma ci sono occasioni nelle quali anche i ciclisti dovrebbero sottostare ad un preciso codice di abbigliamento. Quando la luce scarseggia, infatti, ed essere visti diventa molto, ma molto importante sarebbe bene indossare indumenti ed accessori che ci rendano visibili anche ad autisti distratti.

C’è chi si sente strano a pedalare vestito come l’uomo che dirige gli aerei sulla pista, certo non è bello sentirsi dare dell’albero di Natale fuori stagione, ma farsi vedere è uno dei principali accorgimenti che aumenta la sicurezza dei ciclisti.

Una ricerca australiana, condotta dalla Scuola of Optometry and Vision Science presso la Queensland University of Technology (QUT), conferma quanto già sappiamo, ovvero che i ciclisti che non indossano abbigliamento riflettente e non utilizzano le luci si espongono ad un maggiore pericolo di essere investiti da una macchina a causa dell’incapacità del conducente di vederli, soprattutto quando la luce è scarsa. I ricercatori si sono anche chiesti se l’abbigliamento dei ciclisti non fornisca una scusa “tipo SMIDSY” agli automobilisti che li investono.

Le risposte di 184 ciclisti coinvolti in una collisione con una vettura hanno evidenziato che in molti casi i guidatori “hanno percepito, ma non realmente visto” il ciclista, quantomeno non in tempo utile per evitare di colpirlo. I ricercatori si sono anche chiesti quanto ci sia di vero e quanto questa sia un’affermazione “SMIDSY”, sigla che sta per “Scusa amico, ma non ti ho visto” (in inglese: Sorry, Mate. I Didn’t See You), utilizzatissima dagli automobilisti che sostengono di non aver visto il ciclista magari perché vestito di scuro o perché avevano il sole negli occhi.

“Abbiamo chiesto ai ciclisti l’ora, il tempo e la visibilità generale al momento della collisione, cosa indossassero e se avevano o meno le luci montate e accese” scrive il dottor Lacherez, uno degli autori.

“Abbiamo quindi scoperto che gli incidenti avvengono, in modo del tutto sproporzionato, in condizioni di scarsa illuminazione, all’alba, al tramonto o di notte. Solo il 34% dei ciclisti coinvolti indossava indumenti rifrangenti e il 19% di loro non utilizzava le luci. Questo significa che i ciclisti, non indossando abbigliamento riflettente e non usando i dispositivi di illuminazione, si rendono più vulnerabili e più suscettibili d’incidente.”

Fin qui nulla di nuovo.

“Quello che è sorprendente” prosegue l’Autore “è che il 61% dei ciclisti ha attribuito l’incidente alla disattenzione del conducente. Solo due dei 184 ha attribuito l’incidente alla propria (scarsa, ndr) visibilità”. Questo è importante: i ciclisti, australiani, ma anche nostrali, non hanno la percezione dell’importanza di rendersi ben visibili.

E’ anche vero che c’è chi sostiene che vedere troppi ciclisti abbigliati come “alberi di Natale” scoraggi le persone normali ad usare la bici più spesso, inducendole a pensare che andare in bici sia di per sé pericoloso ed anche complicato, se servono tutti quegli accorgimenti. L’obiezione è sensata, salvo che non contempla l’idea che “più ciclisti sono più sicuri” e che i rischi dell’inattività sono decisamente maggiori di quelli di essere investiti in bici. Oltre alla più volte dimostrata necessità di rendersi visibili.

Quindi, per tornare all’argomento, come si ottiene maggiore visibilità?

Lo studio australiano suggerisce indumenti rifrangenti e strisce riflettenti per ginocchia e caviglie: queste ultime, ruotando per l’effetto del pedalare, attirano l’attenzione dei conducenti e fanno loro capire con largo anticipo che quelle strisce così luminose in movimento non sono allucinazioni ma un ciclista in carne, ossa e alluminio. Le percentuali: i conducenti riconoscono di più ciclisti che indossano il giubbotto riflettente più riflettori (90%) rispetto al solo giubbotto riflettente (50% ); la percentuale cala di molto con il giubbotto fluorescente (15%) che necessita dei raggi UV emessi dal sole per “funzionare” al meglio, mentre l’abbigliamento scuro viene individuato da appena il 2% dei guidatori.

Va da sé che i fanali devono essere accesi. Secondo il Ministero dei Trasporti e dell’Ambiente Olandese, infatti, i ciclisti che usano l’impianto di illuminazione riducono del 17% le probabilità di incidente. Il dato pare essere confermato da un’analoga ricerca danese.

A proposito delle luci, secondo una relazione del Transport Research Laboratory (TRL), centro di ricerca inglese, i fanali migliori sono quelli che cambiano continuamente sfumatura di colore o intensità della luce, meglio ancora se le luci formano immagini diverse rispetto all’usuale forma rotonda.

Sempre il TRL riporta un’analisi condotta leggendo una dozzina di studi specifici, pubblicati dal 1969 ad oggi, sull’abbigliamento dei motocilisti, che può essere benissimo adattata ai ciclisti. Secondo gli autori, non è sempre vero che gli indumenti ad alta visibilità migliorano la sicurezza del conducente. Due dei più recenti rapporti citati dal TRL, infatti, hanno suggerito che l’uso di indumenti ad alta visibilità di per sé non è così decisivo rispetto al contrasto dei colori dei vestiti sullo sfondo.

Ecco qua descritta quella che potremmo chiamare “la stategia del camaleonte”: adattare il proprio colore all’ambiente circostante. Se il camaleonte si mimetizza, il ciclista dovrebbe andare a forte contrasto. Il problema sorge nel momento in cui si osserva che il colore di fondo, per un ciclista, cambia frequentemente, anche più volte in poche decine di metri.

Il TRL sottolinea con forza che non è il carattere riflettente in sé a rendervi più visibili, ma sarete molto riconoscibili nel momento in cui il vostro abbigliamento si “staccherà” in maniera netta rispetto all’ambiente circostante. Come detto, non è semplice riuscire a cambiarsi ogni pochi metri, ammesso di avere con sé un numero sufficiente di abiti dei colori più disparati.

Molto più semplice accendere le luci ed indossare i giubbini ad alta visibilità FIAB, dotati di apposite strisce riflettenti e, perchè no, anche le cavigliere. L’abbigliamento ad alta visibilità non garantisce da solo l’incolumità assoluta, è vero, ma certamente riduce di parecchio i rischi di sentirsi dire “Sorry, mate. I didn’t see you”.

Un esempio concreto.

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