“Voleva solo andare a scuola in bici”. A Torino la mobilitazione di FIAB e delle associazioni dopo la morte di Nicolò: ripensare i controviali per chi cammina e pedala

“Voleva solo andare a scuola in bici”. A Torino la mobilitazione di FIAB e delle associazioni dopo la morte di Nicolò: ripensare i controviali per chi cammina e pedala

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“Voleva solo andare a scuola in bici” è il cartello affisso sul muro accanto al luogo in cui il 22 settembre 2026 Nicolò, un bambino di 7 anni, è stato travolto e ucciso mentre andava a scuola sulla sua bicicletta da una persona in auto. Lo scontro è avvenuto sulla corsia ciclabile del controviale in corso Regina Margherita, nel quartiere Vanchiglia, in un’area con 7 plessi scolastici.

“Una tragedia annunciata” è il commento di attiviste, attivisti e residenti della zona. La morte di Nicolò ha scosso profondamente la cittadinanza e in particolare chi ogni giorno si muove in bicicletta. “Poteva succedere a chiunque di noi” è il pensiero condiviso.

La ghost bike in memoria di Nicolò (foto di Elisa Gallo)

La ciclabile umana per dire basta morti sulla strada

Dalla mattina successiva è iniziata una mobilitazione continua, su invito di FIAB Torino Bike Pride insieme a tante associazioni e movimenti – Comitato Vanchiglia Insieme, Fridays for future Torino, Kontiki, FIAB Torino Bici e Dintorni, Acmos, Toroller Collective, Bel Parcheggio, Clacsoon: da mercoledì scorso alle 7.45 fino a venerdì oltre 300 persone, tra cui tante famiglie con bambini, si sono ritrovate ogni giorno sul luogo dell’investimento per esprimere rabbia, sgomento e frustrazione manifestando con una “ciclabile umana”, una lunga fila di persone che in fila hanno protetto simbolicamente la corsia ciclabile.

Sul luogo è stata posizionata anche una piccola ghost bike bianca, una “bici fantasma” per ricordare la vittima e nei giorni sono stati posizionati fiori, lettere, pupazzi.

In queste ore è stata pubblicata online una lettera aperta al sindaco di Torino Lo Russo firmata da oltre 200 professori dell’Università di Torino. “Nei Paesi Bassi un parametro usato per misurare la qualità di vita in città è legato a quanto un bambino di otto anni può muoversi in autonomia, senza essere accompagnato da un adulto, in bici o a piedi”, spiegano gli esperti.

La mobilitazione a Torino (Foto di Valerio Elia)

La mobilitazione continua (anche a Milano)

La mobilitazione non si è fermata. È continuata venerdì sera, con una passeggiata organizzata dal Comitato Vanchiglia Insieme e continuerà ogni mattina alle 7.45 fino a che non si otterrà dall’Amministrazione una risposta, un’azione concreta per rendere sicuro il controviale.

È stato anche indetto un presidio per martedì 29 settembre alle 19 davanti al Municipio di Torino.

In contemporanea, si terrà un presidio anche a Milano.

“La grande partecipazione di queste mattine, insieme alla commozione e alla rabbia di tante persone, ci dice quanto questa tragedia abbia colpito profondamente la città. Ora questo dolore deve tradursi in un impegno concreto: servono strade che impongano velocità compatibili con la vita e garantiscano spazio e distanze di sicurezza a chi è più vulnerabile. Non possiamo accettare che un errore, una distrazione o una perdita di equilibrio possano ancora trasformarsi in una tragedia”, ha commentato Andrea Chicco, vice presidente di FIAB Torino Bike Pride.

Ammj Traore, presidente di FIAB Torino Bike Pride

Da anni, FIAB Torino Bike Pride e insieme alle altre associazioni cittadine, come FIAB Bici e Dintorni, e la Consulta della Mobilità Ciclistica e Moderazione del Traffico, organo ufficiale del Consiglio Comunale della Città di Torino, chiede all’Amministrazione di trasformare i controviali per dare priorità e sicurezza alla mobilità attiva, riportandoli alla loro funzione originaria, quella di luogo di passeggio, incontro e commercio.

La proposta sui controviali di Torino

“La corsia ciclabile, che il bambino stava percorrendo, doveva indicare a chi era alla guida che, se non aveva spazio sulla propria corsia e doveva spostarsi sulla corsia ciclabile, doveva stare dietro al bambino, rispettare il suo spazio”. Nella proposta avanzata dalla Consulta si chiede alla Città di provvedere a trasformare i controviali limitandone il traffico motorizzato e lasciandoli solo a disposizione di chi si muove a piedi e in bici, con transito a velocità ridotta solo per chi deve entrare / uscire da case e cortili e limitatamente all’isolato interessato.

Il numero di morti sulle strade di Torino deve essere uguale a zero.

Massimo Tocci, presidente di FIAB Torino Bici e Dintorni (Foto di Elisa Gallo)

Anche le consulte della mobilità di Roma, Bari, Palermo, Milano e Bologna, unite a quella di Torino, hanno espresso in un comunicato che “non può e non deve essere considerato una fatalità”, per riproporre con urgenza drammatica il tema della sicurezza stradale nelle aree urbane.

“A peggiorare una situazione già critica si aggiunge un paradosso normativo insostenibile, frutto delle scelte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il Ministero ha la grave responsabilità di aver disarmato i Comuni nella tutela delle vite umane: il cosiddetto “decreto autovelox” impedisce e vieta di fatto l’installazione di dispositivi di rilevamento automatico fissi o mobili sulle strade con limiti inferiori a 50 km/h. Questa scelta politica impedisce di sanzionare da remoto la velocità, privando i nostri controviali delle necessarie tutele tecnologiche”.

Foto di Elisa Gallo

Ripensare la città

Le decine di controviali sono una peculiarità di Torino, nati nell’800 come spazi alberati laterali per le passeggiate a piedi, separando la via di transito principale, negli ultimi decenni hanno perso la loro caratteristica originaria per lasciare spazio alla sosta (su entrambi i lati del controviale) e al transito in auto, aggiungendo un’ulteriore – in alcuni casi molto ampia – corsia alla mobilità motorizzata, oltre alle 4 centrali per lo “scorrimento veloce”. 

Nel post covid, come misura emergenziale, i controviali sono stati trasformati in zone a bassa velocità (zone 20 e poi 30 km/h) con l’aggiunta progressiva negli anni successivi di alcune corsie ciclabili. Da segnaletica orizzontale e verticale sono spazi condivisi e a velocità ridotta, ma nella realtà ad oggi non c’è ancora una moderazione della velocità con un’infrastruttura fisica e il transito in auto non è limitato, come ricorda la Consulta. E serve restituire spazio alle persone.

Foto di Valerio Elia

“Situazione insostenibile”

“Durante le manifestazioni ci sono persone di ogni età giovanissimi e persone più anziane. La presenza è semplicemente per dimostrare che la situazione attuale è totalmente insostenibile. Mettersi lì a difendere quello spazio a rimarcare con i nostri corpi e le nostre biciclette rende assolutamente evidente che non ci sono le condizioni previste o richieste dal Codice della strada ma neanche le condizioni fisiche per pensare a un veicolo qualunque tipo che superi una persona in bicicletta. Anche le indicazioni, la segnaletica orizzontale e verticale sono fuorvianti: da un lato c’è un cartello che dice zona 30, ma il rispetto della velocità non accade mai in nessun momento della giornata”, ha commentato Ugo Vallauri del Comitato Vanchiglia Insieme, il comitato di cittadine e cittadini del quartiere in cui è avvenuto l’investimento.

Il diritto di pedalare in strada non ha bisogno di una linea a terra o di un permesso: in queste giornate sui media, sui social, nelle discussioni politiche e tra la cittadinanza l’imputata pare essere solo la corsia ciclabile, quando a dover essere ripensato è l’intero sistema di mobilità delle nostre città ancora troppo autocentrico. C’è la necessità invece di restituire ai controviali la loro natura originale, quella di luogo di transito a piedi, in bici e di incontro, non un’ennesima corsia a scorrimento veloce in prossimità di case e scuole o un ennesimo parcheggio a ridosso di incroci e attraversamenti. 

Come ha ricordato Massimo Gaspardo Moro del Centro Studi FIAB “il codice della strada all’art. 141 dice che il conducente di un veicolo deve sempre regolare la velocità del veicolo in base alle condizioni specifiche della strada, del traffico e del mezzo, così da evitare ogni pericolo ed essere sempre in grado di arrestare tempestivamente il veicolo dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile”. 

Nel frattempo la mobilitazione ha superato il confine torinese: 25 associazioni, tra cui FIAB, hanno scritto al Ministero dell’istruzione e del merito per ricordare Nicolò e non fermarsi al cordoglio.