Una associazione storica, nel nord est, che l’anno prossimo sarà Capitale Italiana della Cultura. Siamo andati a Pordenone, per incontrare Luana Casonatto, presidente di FIAB Pordenone Aruotalibera, realtà che ha da poco compiuto trent’anni. La città vanta 4 bike smile di ComuniCiclabili e una serie di iniziative frutto anche dell’impegno di soci e socie della Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta. Scopri di più nella nuova puntata di “Com’è pedalare a…“.

Come si pedala a Pordenone?
A Pordenone si pedala bene ma si potrebbe pedalare molto meglio. Pordenone si merita i 4 bikesmile che dal 2018 riesce a mantenere nella graduatoria dei ComuniCiclabili perché ci sono circa 40 km di percorsi ciclopedonali che permettono di muoversi abbastanza bene in bicicletta in città . Il più bel percorso “cittadino” attraversa due bellissimi parchi e può essere utilizzato anche per gli spostamenti quotidiani. Si potrebbe pedalare meglio perché, come spesso capita in città anche bike friendly paragonabili a Pordenone, esistono punti critici nelle connessioni fra i percorsi ciclabili/ciclopedonali che dovrebbero essere curati meglio e messi in sicurezza. Per noi che pedaliamo a Pordenone chiaramente la risoluzione di questi punti critici dovrebbe essere una priorità dell’amministrazione, che stressiamo per questo. Quando accompagniamo però amici cicloturisti che arrivano da altre parti d’Italia ci sentiamo dire “Ma che belle ciclabili ha Pordenone!”. Da casa mia, in un comune a sud di Pordenone, riesco ad arrivare in centro comodamente e in sicurezza percorrendo circa 6 km di percorso ciclopedonale. Pordenone dovrebbe fare il salto di qualità dai percorsi ciclopedonali ai percorsi ciclabili: la promiscuità  in spazi non adeguati crea sempre problemi oltre a non essere sicura. L’eccellenza si raggiungerebbe completando la realizzazione del Biciplan e installando la relativa segnaletica che oggi manca. Inoltre anche a Pordenone esiste il problema dell’eccessivo numero di auto che affollano la città a tutte le ore. Gli interventi per ridurre gli spostamenti in auto richiedono molto coraggio da parte dell’amministrazione ma soprattutto risultano vani se non accompagnati da una evoluzione culturale. Da quest’ultimo punto di vista, nonostante la bicicletta venga molto usata in città , siamo ancora lontani dal considerarla il mezzo più efficace per i piccoli spostamenti, non solo per raggiungere il centro dalla periferia di Pordenone ma anche per arrivare a Pordenone dai comuni limitrofi. Per esempio, gli istituti scolastici si riescono a raggiungere quasi tutti seguendo percorsi ciclopedonali (e non ciclabili) dalla stazione, dal centro e dai quartieri più importanti.
Avete da poco festeggiato i 30 anni dell’associazione: quali sono i vostri più grandi successi?
Penso che il più grande successo sia essere diventati il primo interlocutore delle amministrazioni che si sono succedute quando si parla di progetti riguardanti la mobilità . Abbiamo sempre avuto modo di esprimere il nostro parere sulle scelte che venivano fatte. A volte in questi 30 anni ci hanno ascoltato, a volte no ma chissà che cosa sarebbe successo senza una associazione FIAB con 400 soci presente in città . Gli attuali circa 40 km di percorsi ciclabili e ciclopedonali sono cresciuti anche grazie all’insistenza di FIAB così come è stato realizzato un bel posteggio bici in prossimità del centro studi. Da anni poi insistiamo per avere un grande parcheggio bici vicino alla stazione e quest’anno con l’attuale amministrazione il progetto della velostazione dovrebbe essere completato in previsione di Pordenone Capitale Italiana della Cultura 2027. Un altro bel progetto che si è concretizzato è stato in collaborazione con altre associazioni “a Pordenone io civado” ovvero l’acquisto delle biciclette speciali che ci permettono di far uscire in bicicletta anche persone anziane e persone con disabilità che così possono godersi il piacere di una esperienza “normale” come un giro in bici insieme ad altre persone. Un bel successo che a noi piace molto è essere riusciti a blidare la seconda domenica di maggio in città facendola diventare l’appuntamento fisso per BIMBIMBICI in collaborazione con l’amministrazione comunale, in particolare con la polizia locale (che allestisce il percorso di educazione stradale per i bimbi) e con diverse associazioni locali. In provincia di Pordenone abbiamo convinto tanti comuni ad iscriversi a ComuniCiclabili già dalla prima edizione.

C’è una best practice che dal vostro punto di vista è andata particolarmente bene a Pordenone e che potrebbe essere replicata altrove da altre FIAB?
Le attività che abbiamo fatto in questi 30 anni sono quelle che nel corso degli anni tante associazioni FIAB fanno. Forse la migliore best practice è sempre stata lavorare insieme ad altre associazioni del territorio cercando di fare rete soprattutto nell’organizzazione delle manifestazioni per promuovere l’uso della bicicletta. Inoltre il comune di Pordenone ha inviato, su nostra spinta, un suo funzionario tecnico a frequentare il corso di Esperto Promotore della Mobilità Ciclistica all’Università di Verona e qualche risultato è arrivato.Â
Sicurezza stradale e spazio pubblico: come si dialoga in maniera costruttiva con la politica locale?
Questa è una domanda difficile. Non c’è un modo unico secondo me. Bisogna dialogare molto, costruire una relazione con gli amministratori in modo da comprendere le situazioni complesse e aiutarli a cercare le soluzioni visibili magari solo a chi si sposta in bicicletta. Non si devono avere preconcetti ed è necessario a livello locale dialogare con tutti rispettando i ruoli perché, alla fine, è la politica che prende le decisioni e quindi poi se ne deve assumere la responsabilità .Â

Velo-city Rimini è stata una grande occasione di formazione. Tanti comuni italiani presenti, ma poche istituzioni nazionali. Perché la mobilità attiva viene vista in maniera così divisiva?
Purtroppo nell’agenda politica nazionale la mobilità attiva non è la priorità , nonostante i morti sulle strade. Si pensa ancora che la mobilità  attiva riguardi solo le persone che non si possono permettere un’auto. Mi piace sempre ricordare la frase del sindaco di Bogotà : “Un Paese è progredito quando anche i ricchi si muovono in bicicletta”. Purtroppo siamo ancora un Paese senza le infrastrutture adeguate affinché le persone scelgano la mobilità attiva perché maggiormente efficace rispetto all’auto privata. Penso anche al trasporto pubblico per esempio per coloro che non possono muoversi in modo attivo. Nella mia Regione l’auto è l’unico modo per spostarsi da un paese al capoluogo. Inoltre c’è ancora un grande limite culturale: basti pensare al dissenso dei commercianti nei confronti delle ciclabili, delle ZTL , delle zone 30 quando oramai si sa che un centro storico con accesso limitato alle auto ricomincia a vivere. Troppo spesso i parcheggi per le auto sono la sola misura della “bontà ” della politica per molte persone.
