La chiamiamo “emergenza”?

La chiamiamo “emergenza”?

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21.10.2017. Il Sindaco Sala definisce la situazione insostenibile, le colonnine dell’ARPA ci dicono che l’aria è pessima, da dieci giorni il PM10 ha valori doppi rispetto al massimo consentito (prima della data consentita per accendere le caldaie), ogni autunno inizia così, con l’emergenza smog; ma emergenza è la circostanza imprevista, l’accidente. Qui, cosa c’è di imprevisto e imprevedibile? eppure ogni volta, Milano si trova impreparata, come davanti ad un evento inaspettato. Non piove da più di un mese e veniamo da un anno straordinariamente secco, non ci voleva molto a pensare che il mal sottile si sarebbe fatto vivo presto e non si può nemmeno far leva sull’inquinamento da riscaldamento perché non c’entra.

Eppure la politica è solo capace di giocare allo scaricabarile. Va bene pensare a soluzioni infrastrutturali di lungo termine ma l’urgenza è oggi. Pur se qualche cosa si è mosso in questi ultimi anni con l’incentivazione del mezzo pubblico e timidi segnali di maggior attenzione alla mobilità ciclistica ed alle zone 30, abbiamo anche assistito alla incentivazione del mezzo motorizzato a due ruote, a una resistenza all’allargamento dell’Area C e a prendere misure concrete di riduzione del traffico automobilistico, compreso quello in entrata a Milano. Il ministro Galletti afferma che là dove la condizione morfologica ed ambientale crea situazioni complesse lì occorrono interventi forti e “che tutti i Comuni di quella zona li facciano insieme con la stessa determinazione” ed infatti abbiamo assistito in questi mesi ad una frenata secca sulla politica congiunta nell’area della città metropolitana.

FIAB ha lanciato la campagna di tesseramento 2018 con lo slogan “La bicicletta? Funziona!” proprio per far capire che muoversi in bicicletta è la risposta che noi possiamo dare per una qualità della vita e dell’aria migliori, senza aspettare gli interventi lenti ed spesso obsoleti della politica.

Invece si assiste alla incentivazione di politiche di modernizzazione del parco auto, di auto ibride, di auto e moto elettriche pensando di migliorare in futuro la qualità della vita ma di fatto fornendo l’alibi per intasare ulteriormente le nostre città e senza aver più un motivo per ridurre il traffico, la sosta selvaggia e le polveri sottili. Milano è la terza città più inquinata d’Italia dopo Torino e Frosinone e tutti gli anni siamo da capo. Il Municipio 3 ha chiesto ai suoi consiglieri ed ai cittadini di utilizzare bici e mezzi pubblici per muoversi lasciando a casa l’auto, un messaggio importante ma di scarso impatto se non appoggiato dal Sindaco e dalla giunta con provvedimenti adeguati. Qui si fa la danza della pioggia, si aspetta la pioggerellina di qualche ora per avere un poco di respiro ma chi pedala ogni giorno nel traffico, chi è costretto a sostare in colonna dietro un’auto od un motorino o cammina spingendo passeggini e carrozzine continua lentamente ad assorbire PM10.

Chiediamo al Comune di difendere la salute dei cittadini, di prendere posizioni forti, di incentivare la mobilità ciclistica con opere “leggere” e realizzabili subito e di più facile realizzazione anche precorrendo i tempi di una modifica legislativa al CDS, di pianificare la limitazione del traffico motorizzato per tutto il periodo invernale, sopprimere le agevolazioni all’utilizzo delle moto e motorini in Area C, operare con le scuole per sensibilizzare bambini e genitori ad accompagnare i figli con mezzi differenti dall’auto, accelerare la progettazione di zone 30 realmente tali.

Chiediamo a tutti i cittadini di fare in prima persona una scelta di responsabilità, prima di tutto nel loro proprio interesse, utilizzando il meno possibile l’automobile o lo scooter, scegliendo di spostarsi con i mezzi pubblici, la bicicletta o a piedi, riscoprendo così un modo più gradevole e socievole per muoversi, e diventando parte attiva del miglioramento delle proprie condizioni e della propria città.

Milano ha fatto molti passi avanti in questi ultimi anni, si è rivelata turisticamente attraente ed essere in corsa per ospitare la prestigiosa sede dell’Agenzia Europea del Farmaco sembra uno schiaffo morale per tutti coloro che si ammalano d’inquinamento. Abbia il coraggio di dimostrarsi prima nelle politiche ambientali.