Zone 30 in tutta la città: dalla Spagna al Peru. E in Italia?

Zone 30 in tutta la città: dalla Spagna al Peru. E in Italia?

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La rivoluzione bici che da tempo FIAB chiede alla politica si struttura in un’agenda di azioni e misure da attuare. Molte di queste richiedono visione da parte delle amministrazioni, a tutti i livelli, per cambiare il volto delle città. Lo scorso novembre la Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta ha festeggiato  la presa di posizione del Governo spagnolo sull’introduzione del limite di velocità a 30 km/h in tutta le strade urbane. Questo modello sembrerebbe essere stato accolto anche in Peru dove, pochi giorni fa, l’esecutivo ha approvato un decreto che prevede misure analoghe su tutte le strade cittadine.

Sul profilo Twitter della Autoridad de Transporte Urbano peruviana la notizia della riduzione del limite di velocità a 30 km/h su moltissime strade cittadine è stata accolta come positiva per pedoni e ciclisti. Anche se, aggiungiamo noi, strade e città con zone 30 diffuse rappresentano un passo avanti in primis per i cittadini. Come si legge sulla stampa nazionale, la norma in questione sarebbe stata proposta con la chiara intenzione di prendere le parti degli utenti attivi della strada, ossia quei pedoni e ciclisti che vanno tutelati. L’obiettivo è aumentarne la sicurezza per farne crescere anche il numero.

In Peru la nuova norma del Codice della Strada introduce l’obbligo di circolare a massimo 30 km/h sulle strade nelle zone commerciali e vicino alle scuole e ha abbassato il limite a 50 km/h nelle aree residenziali. Viene definito il ciclista come utente “vulnerabile” e si guarda a quella mobilità attiva di cui FIAB parla da anni (bici + mezzi pubblici + a piedi) come a una soluzione strutturale per impostare la fase post pandemica.

Traguardi simili sarebbero auspicabili anche in Italia e, su questo versante, FIAB sta svolgendo con impegno costante il proprio lavoro di advocacy. Nei giorni scorsi abbiamo parlato della rete dei ComuniCiclabili, in crescita da quattro edizioni, che coinvolgono ormai grandi città come Torino, Milano, Firenze e Roma e tantissimi piccoli centri tra nord e sud Italia. In molti di questi contesti la rivoluzione bici è già partita. Ora quello che occorre è una visione politica nazionale che indichi la strada (e la velocità giusta) a tutti gli amministratori.