Il bambino ha diritto al rispetto, diceva il grande Gianni Rodari. Ma a forza di dipingere i piccoli e gli adolescenti come “i cittadini di domani” ci siamo dimenticati che mondo stiamo costruendo oggi per loro. Ammettiamolo: non li rispettiamo come meriterebbero. Siamo davvero sicuri che le città , i quartieri, le vie, le piazze, le aree verdi siano adatte ai loro bisogni, alle loro esigenze? Che rispetto mostriamo nei confronti dei minori e delle famiglie se molto spesso vicino casa o fuori scuola non hanno spazi sicuri dove giocare, divertirsi, svagarsi e perfino annoiarsi?

Dopo esserci occupati dello spazio che serve al verde nelle città (per contrastare le isole di calore e gli effetti dei cambiamenti climatici), ci occupiamo di un argomento da sempre caro a FIAB: la cura dei più piccoli. Vale da oltre 25 anni con Bimbimbici, e anche con altre iniziative come quella con Unicef nella campagna “Diritto al Gioco”. Se esistono mappature esaustive sul verde presente nelle nostre città , abbiamo meno materiale sulle aree giochi accessibili per i più piccoli o per le strade scolastiche.
Il diritto al tempo libero dei bambini
Secondo il comma 1 dell’articolo 31 della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza ogni bambino ha “il diritto al riposo e al tempo libero, di dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e di partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica”. Parole che se non applicate giorno per giorno finiscono per diventare buoni propositi senza nulla di concreto.
Lo sforzo da fare non riguarda soltanto chi amministra le città , ma le famiglie prima di tutto. La Società Italiana di Pediatria avverte da anni rispetto ai rischi che smartphone e schermi in generale comportano per la crescita dei più piccoli. In Irlanda ha fatto notizia l’impegno della città di Greystones a ritardare a 13 anni la consegna del primo cellulare ai figli: il 70% dei genitori ha aderito.
Studi scientifici hanno dimostrato l’influenza negativa dei social, tanto che uno studio dell’università Bicocca di Milano ha certificato un peggioramento nel rendimento scolastico di chi accede prima ai social network rispetto a chi vi accede più tardi. Questo, a primo impatto, sembra non avere nulla a che vedere con lo spazio pubblico. Eppure è cruciale capire verso che tipo di intrattenimento (spesso sedentario e domestico) rischiamo di indirizzare i bambini.
Regaliamogli l’autonomia
Lo spazio che manca nelle città penalizza, lo diciamo spesso, utenti della strada come pedoni e persone che vanno in bicicletta. Tra questi, i bambini sono una categoria importante, che necessita ancora di più di percorsi sicuri e protetti ad esempio per raggiungere scuola o andare al parco. FIAB e Street for Kids hanno organizzato quest’anno diversi appuntamenti per raccontare quanto l’autonomia dei bambini possa essere favorita grazie alla bicicletta. Un mezzo che diventa antidoto contro la sedentarietà ad esempio e un’occasione per crescere un passo alla volta.
Le nostre città – anche se le cose stanno cambiando anno dopo anno – sono state costruite su misura non delle persone, ma delle automobili. Giocoforza, i bambini sono stati a lungo in fondo alla lista delle priorità quando si trattava di fare interventi urbanistici, grandi o piccoli. Le aree giochi, quelle che rimangono e che vengono manutenute, vengono spesso presentate come fiori all’occhiello, ma è il tragitto che serve per arrivarci a raccontare molto più concretamente quanto una città è fatta a misura di bambino.
Save The Children nel 2020 riferiva che il 44% dei bambini in Italia va a scuola in macchina accompagnato dai genitori. I bicibus e i pedibus, là dove vengono organizzati, servono anzitutto alle famiglie per far sì che i più piccoli vadano a scuola in una modalità diversa, più autonoma e, perché no?, più divertente.

Lo spazio per i bambini in città non sono soltanto le piazze, ma anche le aree vicino alle scuole. Le strade scolastiche svolgono un ruolo di socializzazione prezioso, perché non servono soltanto a rendere più sicura una via, all’inizio e alle fine delle lezioni. In quegli ambienti famiglie e bambini possono trascorrere minuti di svago, per correre e ridere senza l’ansia di dover raggiungere la macchina.
Non è il bel mondo di una volta che dobbiamo rimpiangere, quello senza smartphone o di quando si giocava ancora a pallone per strada. La sfida oggi è costruire città in cui vivere è bello e sicuro anzitutto per un bambino. Serve un villaggio per crescere un bambino, recita il proverbio riferendosi soprattutto alle persone che si prendono cura dei più piccoli. Ecco, occupiamoci anche del villaggio vero e proprio.
