Mobilità elettrica: soluzione o problema?

Mobilità elettrica: soluzione o problema?

Ha fatto scalpore la notizia, ripresa dal sito della rivista francese “Autoplus” che, a sua volta, richiama uno studio dell’istituto di ricerca tedesco IFO, secondo la quale guidare in Germania una Tesla Model 3 ha un effetto negativo sull’ambiente, in termini di emissioni di CO2, maggiore rispetto ad una vettura turbodiesel di analoghe dimensioni.

Lo studio, considerando che un’auto, comunque alimentata, produce polveri sottili derivanti da freni e pneumatici, evidenzia che, se in Germania la produzione di energia elettrica genera un’emissione di CO2 media di 0,55 kg/kw e la Tesla Model 3 ha un fabbisogno energetico di 15 kWh ogni 100 chilometri, il biossido di carbonio prodotto (indirettamente) ogni chilometro è di 83 grammi, a cui vanno aggiunti altri 83 grammi dovuti alle emissioni da produzione e smaltimento di batterie, tanto da superare i 141 grammi di CO2 per chilometro prodotti dalla Mercedes 220d.

Come c’era da aspettarsi  la notizia, neanche tanto nuova (esistono, da anni, studi sui vantaggi e svantaggi della propulsione elettrica), ha scatenato opinioni diverse, tanto da contrapporre i difensori dell’elettrico a tutti i costi agli scettici (in buona fede o meno), che difendono i motori diesel e benzina. E ha creato confusione in un campo dove, tolti i “supporter” a tutti i costi su entrambi i versanti, la gente comune vorrebbe vedersi chiarite le idee una volta per tutte.

Quel che è certo è che, la verità, come sempre, non è mai da una sola parte e che il tema “mobilità” andrebbe considerato, e studiato, in tutte le sue componenti, e non solo concentrandosi sui mezzi di locomozione.

Infatti se per le emissioni è indispensabile trovare un sistema di alimentazione il più ecologico possibile, tenendo conto di tutte le fasi di vita di un prodotto – dalla nascita allo smaltimento – è anche vero che nel mondo del trasporto di persone e merci sono altrettanto importanti altre componenti come la congestione dello spazio pubblico, la sicurezza attiva e passiva, i tempi di spostamento, ecc.

Quindi ben venga lo sviluppo della mobilità elettrica, continuando ed affinando la ricerca migliorando la durata delle batterie e la loro sostenibilità ambientale ed etica e renda anche economicamente più sostenibile l’acquisto di mezzi maggiormente ecologici, ma si agisca anche sugli altri aspetti, altrettanto, se non più, importanti, come
– la condivisione del mezzo “privato” rendendolo “pubblico” (la sharing mobility), dato che, attualmente, un’automobile passa la maggior parte del suo tempo parcheggiata occupando spazio pubblico e mantenere un’auto, che magari si usa pochissimo, costa dai 2.000 ai 6.000 euro l’anno e oltre;
– l’implementazione del trasporto pubblico, incentivando la conversione in chiave ecologica dei mezzi di trasporto collettivi (bus e treni) ed aumentandone convenienza e utilizzabilità, in modo da creare valide alternative all’uso del mezzo privato; 
– lo sviluppo, in ambito urbano ed extraurbano, di sistemi di intermodalità tra biciclette e mezzi pubblici, favorendo comunque gli spostamenti pedonali e riconsegnando ai cittadini spazi che un tempo erano piazze, cortili, giardini, ed ora sono destinati esclusivamente a parcheggio. 

E, non ultimo, si cominci a pianificare i territori, e a programmare le infrastrutture e le opere pubbliche, considerando anche il sistema globale della mobilità e coordinando i tempi delle città, perchè, come afferma Fred Kent ” Se pianifichiamo le città per auto e traffico, avremo auto e traffico.Se le pianifichiamo per le persone ed i luoghi, avremo persone e luoghi.” e se continuiamo a costruire centri commerciali, scuole, edifici pubblici, con il sistema “drive in”, espandendo sempre più le città e disperdendo servizi e centri attrattori, creeremo un bisogno di mobilità sempre più crescente che non potrà essere soddisfatto da nessun mezzo, che sia elettrico, diesel o benzina.

Senza quanto sopra, tra qualche anno, sostituiremo le milioni di vetture a combustione interna con altrettante vetture ad alimentazione elettrica, migliorando, probabilmente, la qualità dell’aria, ma mantenendo gli stessi, identici, problemi attuali dovuti a traffico, incidenti, smaltimento dei mezzi a fine vita, ecc.

Facciamo "massa critica".

I soci FIAB sono oltre 40 mila ma se fossero 100, 150 mila, ci sarebbero più possibilità di portare a termine i tanti progetti per chi va in bici, da Bicitalia ad AIDA, da Comuni Ciclabili a CIAB. Diventare socio/a FIAB è utile anche a questo, pensaci.

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